Maroni frena sulla chiusura dei punti nascita

Il presidente lombardo scrive su Twitter alla Lorenzin

Maria Sorbi«Cara Beatrice Lorenzin, i piccoli punti nascita della Lombardia sono utili e non devono essere chiusi». Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, non molla. Non ci sta a chiudere i punti nascita lombardi, anche se il governo reputa «pericolosi» quelli con pochi parti. E stavolta esprime le sue rimostranze su Twitter, lanciando l'ennesimo appello pubblico al ministro della Salute Lorenzin, affinché non vengano chiusi i punti nascita della Lombardia che non rientrano nei parametri fissati dal Ministero (almeno 500 parti l'anno). Lo scorso 29 febbraio Maroni aveva indirizzato al ministero una richiesta di deroga per otto dei nove punti nascita lombardi a rischio chiusura. Finora in Lombardia, il ministero della Salute ha chiuso nove punti nascita, compreso il reparto di maternità dell'ospedale di Cantù. Ora stanno per fare la stessa fine altri nove reparti, tutti con poche centinaia di nascite in un anno: non abbastanza per assicurare alle mamme esperienza, assistenza e quella sicurezza che spesso sono garantite solo da un'elevata casistica. Sembra segnato il destino per l'ospedale di Chiavenna, in provincia di Sondrio, che, con i suoi 210 parti all'anno è l'ultimo della classifica fra i punti nascita. Se l'appello di Maroni venisse accolto, dovrebbe invece salvarsi il reparto maternità dell'ospedale Morelli di Sondrio, che si attesta sui 291 parti nel 2015. Al settimo posto fra gli ospedali a rischio chiusura anche il Moriggia Pelascini di Gravedona, in provincia di Como (328 fiocchi rosa e azzurri). Ad Angera, provincia di Varese, i parti superano appena le 400 unità, così come a Casalmaggiore, in provincia di Cremona. A Vigevano arrivano a quota 427. Gli ospedali unificati di Broni e Stradella (Pavia) riempiono 457 culle in un anno. La Lorenzin non transige, ma Maroni frena. E fa di tutto per evitare una decisione che politicamente sarebbe assolutamente impopolare. Anche se, questo va detto, garantirebbe una miglior gestione delle spese. La giunta lombarda ha emanato un provvedimento che dispone, nel corso del 2016, solo la chiusura dei punti nascita «in aree urbane dove sono presenti altri punti nascita alternativi (Vigevano, ndr). Per gli altri verrà attivato il percorso per la richiesta in deroga al comitato percorso nascita nazionale». Maroni, che in Regione veste anche i panni dell'assessore alla Sanità, sostiene che, oltre ai numeri, sia necessario tener conto anche di altri elementi per decretare chiusure e aperture: ad esempio la valutazione della distanza che, in caso di chiusura del punto nascita, le donne di un determinato territorio devono percorrere per raggiungere l'ospedale più vicino. Insomma, non si vuole creare una situazione a macchia di leopardo in Lombardia e soprattutto si vuole evitare che le donne di alcune zone per partorire si rivolgano a ospedali al di fuori dei confini nazionali.