Maroni ha deciso: in città oltre 300 uomini dell’esercito

Ovviamente non presidieranno la città in assetto da guerra. Ma i trecento, o forse più, militari in arrivo a Milano daranno una mano alle forze dell’ordine che ora saltano le ferie e fanno i doppi turni pur di vigilare sulla sicurezza. E avranno sottobraccio un fucile mitragliatore.
Oggi verrà firmato il decreto e già dalla prossima settimana l’esercito scenderà in campo nei punti sensibili. «Salvo imprevisti - puntualizza il ministro dell’Interno Roberto Maroni - si parte il 4 agosto».
Cento militari gireranno - rigorosamente a piedi e non sulle volanti - assieme alle pattuglie di polizia e carabinieri in «gruppi misti» nelle zone a rischio: dalla stazione Centrale alle periferie. Gli altri terranno d’occhio il centro di accoglienza di via Corelli, i consolati, le sedi istituzionali e tutti i punti più «delicati». Nessuno schieramento di soldati davanti al Duomo, ma ovviamente una presenza discreta per sorvegliare la piazza. Seicento occhi in più sulla città.
«I poliziotti e i carabinieri torneranno a fare il loro lavoro e grazie ai soldati saranno liberati da tante altre mansioni che svolgono ora. In giro quindi non ci saranno ragazzi inesperti» spiega il deputato della Lega Nord, Matteo Salvini, che ieri mattina ha partecipato all’incontro in questura tra il capo della polizia, Antonio Manganelli, il ministro Maroni, e il prefetto Gian Valerio Lombardi.
Non gradisce il commento il ministro alla Difesa, Ignazio La Russa, che corregge il tiro: «I militari in arrivo a Milano e nelle altre città italiane hanno condotto importanti missioni di pace nel mondo. Non direi che sono inesperti, anzi». Gaffe tollerabile, soprattutto visto il clima «di assoluta sintonia» in cui è stato scritto il testo del decreto. Tutti uniti per un unico obbiettivo: dare sicurezza a Milano. La Russa preferisce non entrare nel dettaglio del decreto. Precisa semplicemente che i soldati «saranno più del previsto» e che «non avranno compiti di polizia giudiziaria ma di agenti di pubblica sicurezza». Cioè: non potranno arrestare se non in flagranza di reato. Nessun problema, a farlo ci penseranno le forze dell’ordine che li affiancano.
Ora sta al prefetto e ai comitati provinciali di sicurezza individuare, punto per punto, tutte le sedi da vigilare. Nei prossimi giorni si decideranno i luoghi dove inviare i militari. «Siamo federalisti - puntualizza Salvini - e quindi il ministro dell’Interno lascia ai prefetti e ai comandi provinciali decidere come e quando usarli».
Il primo ad applaudire al decreto, caldeggiato in casa leghista, è proprio il capodelegazione del Carroccio, Davide Boni: «Possiamo dire che le promesse siano state mantenute, tanto che sono state soddisfatte le richieste formulate da Milano sulla necessità di avere più forze dell’ordine».
Dal canto suo il vicesindaco Riccardo De Corato si è già premurato di far presente a chi di dovere quali sono le zone che hanno bisogno come il pane di sicurezza. Il suggerimento fatto arrivare al prefetto Lombardi è quello di schierare i militari sull’asse Padova-Buenos Aires-Centrale. Senza dimenticare via Imbonati.
Abituati a destreggiarsi nelle situazioni più difficili durante le missioni di pace, ora i soldati avranno a che fare con i «pericoli urbani» e combatteranno contro rapine, risse, minacce, uso di armi e atti di vandalismo. Già da agosto la percezione di sicurezza da parte dei milanesi che restano in città sarà diversa: «Ho insistito molto sulle pattuglie a piedi - spiega il ministro La Russa - proprio perché in questo modo c’è maggior visibilità».