Maroni lancia già il nuovo referendum: «La Lombardia merita lo statuto speciale»

Forza Italia invece vuole il centro storico e i Municipi dove ha vinto il «sì»

«Archiviato questo, ora voglio fare il referendum per l'autonomia, lo faremo anche se non ci saranno elezioni politiche, per la Lombardia autonoma, a statuto speciale». All'indomani dal risultato del referendum che ha visto trionfare il no alla Riforma (e a Renzi) anche in Lombardia, il governatore Roberto Maroni non solo sente più in discesa la campagna per la riconferma nel 2018 ma pensa a promuovere già nel 2017 il referendum per lo statuto speciale, «è il prossimo passo da fare» conferma. Se ci fossero elezioni anticipate in primavera, chiederebbe l'abbinamento. Intanto conferma di aver fatto «bene a firmare prima del 4 dicembre il Patto per la Lombardia, già certificato anche dal Cipe e che quindi si può attuare: è stata una decisione saggia e opportuna, perchè qualsiasi cosa accada a Roma, il patto è firmato e c'è». Un richiamo anche al segretario della Lega Matteo Salvini con cui si era scontrato sul punto. Anche se archiviata la polemica interna al partito, ribadisce che in caso di primarie del centrodestra, «per la Lega l'unico candidato possibile sarebbe Salvini, è la persona giusta e tutta la Lega lo sosterrà, assolutamente, nessun dubbio». Maroni riconosce a Renzi «l'onore delle armi, poteva tergiversare, invece ha fatto quanto era giusto: dimettersi». Anche se ieri il presidente della Repubblica gli ha chiesto di mantenere il ruolo di premier fino all'approvazione della Finanziaria. Quello di domenica tiene a ribadire il governatore «non è stato solo un voto di pancia ma anche nel merito della riforma. Il voto dei cittadini merita rispetto e Lombardia la stragrande maggioranza dei cittadini ha votato no, perchè le regioni avrebbero visto una pesante riduzione delle loro competenze, che avrebbe messo a rischio le nostre eccellenze in molti campi, dalla Sanità all'alternanza scuola-lavoro».

Silvio Berlusconi ha convocato invece proprio a Milano oggi una riunione con lo stato maggiore di Forza Italia per fare il punto della situazione. L'analisi del risultato ieri ha tenuto ovviamente banco in consiglio comunale. «Bene il dato sulla Lombardia dove prevale nettamente il No - commenta il capogruppo azzurro Gianluca Comazzi -, ma su Milano città il centrodestra deve iniziare a fare un grande lavoro nel centro storico, in particolare nel Municipio 1 e nella parte più centrale del Municipio 3 dove la vittoria del Si, così come del Pd alle comunali, è schiacciante. Non possiamo più lasciare campo libero in queste due zone della città. In periferia invece il Pd diventato ormai partito elitario fa fatica e vince il No». Festeggia anche il Movimento 5 Stelle. «La Lombardia ha espresso un no secco allo scempio della Costituzione, oggi è un giorno di festa. I cittadini hanno le idee chiare: chiedono un nuovo modo di far politica, stop a governicchi, slides e slogan. Ci vuole concretezza e coerenza - afferma la capogruppo in Regione Iolanda Nanni - ma soprattutto la capacità di interpretare i bisogni reali dei cittadini. Il risultato, declinato in ambito locale, dovrebbe far riflettere il Partito Democratico che è diventato un'accozzaglia di correnti interne autoreferenziali».