Maroni: «Possibile l'integrazione tra Fnm e Atm»

Il governatore apre e non esclude anche un tavolo con le Ferrovie dello Stato per l'unica holding

Paolo Stefanato

Fnm: resta l'acronimo, cambia il nome. Ferrovie Nord Milano, storica società che risale al 1876, si chiamerà Finanziaria del Nord per la Mobilità. Questa semplice novità racchiude le prospettive che il gruppo si dà nel piano strategico al 2020: la vocazione squisitamente ferroviaria si espande nella più ampia accezione di mobilità, con integrazioni di ogni tipo, gomma, biciclette, trasporti urbani, commercio elettronico. Il bacino si amplia e il gruppo vuole diventare un attore leader nella macroregione delle Alpi, rafforzando i servizi passeggeri e creando flussi di merci tra i porti della Liguria e gli interporti del Nord. Il presidente del gruppo, Andrea Gibelli ricorda che «l'80% dei residenti in Lombardia vive all'interno di un raggio di 5 chilometri da una stazione: la mobilità elettrica, le due ruote e la capacità di raggiungere le stazioni aprono un altissimo potenziale». È il concetto dell'ultimo miglio, mutuato dal mondo delle telecomunicazioni e adattato al trasporto pubblico. Il presidente della Regione, Roberto Maroni, ricorda che il piano regionale della mobilità, «il primo dopo trent'anni, approvato il 20 settembre, prevede per il 2020 un incremento dell'offerta ferroviaria del 20% e una riduzione del traffico automobilistico privato del 7%».

Le prospettive d'integrazione in questo momento hanno due principali interlocutori: Ferrovie dello Stato e Atm, con i quali si arriva a ipotizzare persino una unica holding. Le prime, per iniziativa dell'ad Renato Mazzoncini, hanno reso esplicito il proprio interesse ad accrescere la presenza in Trenord, la società del trasporto passeggeri oggi al 50% tra FS e Fnm-Regione Lombardia. «Non ci sono trattative in corso, ma solo colloqui preliminari», dice Maroni, per il quale comunque «non c'è un no a priori». Oggi gli 800 milioni di fatturato di Trenord non li consolida nel bilancio nessuno dei due azionisti; aumentando la propria quota, le Fs potrebbero farli entrare nel proprio perimetro e accrescere così tutti i parametri conseguenti, specie in prospettiva di una quotazione in Borsa di Trenitalia-Frecce (va ricordato che Fnm è a sua vota quotata). «Noi contrapponiamo una visione industriale a quella finanziaria delle Fs spiega Maroni - Se le Fs portano investimenti rilevanti sulle reti infrastrutturali, se ne può parlare. Non c'interessano invece investimenti in materiale rotabile: già lo facciamo noi.

Quanto ad Atm e all'integrazione, Maroni ricorda che il discorso fu avviato (e poi interrotto) con l'amministrazione Pisapia, e che oggi è ripreso con il sindaco Giuseppe Sala, con cui «il dialogo è ottimo». «La questione è complicata ma la disponibilità c'è, perché il disegno appare come una scelta giusta».