La Grande Inter ricorda la sua Coppa dei Campioni

Maroni premia i nerazzurri protagonisti 50 anni fa al Prater di Vienna

Mazzola, Corso, Moratti e Pizzul alla festa per i 50 anni della Coppa dei Campioni

Sarti-Burgnich-Facchetti-Tagnin-Guarneri-Picchi-Jair-Mazzola-Milani-Suarez-Corso, una cantilena che i bambini degli anni '60 avevano imparato a memoria e che oggi, cinquant'anni dopo, si ripropone prepotente piena di emozioni e struggenti ricordi. Già, perchè il 27 maggio 1964 a Vienna, l'Inter del mago Helenio Herrera conquistò la sua prima coppa dei Campioni, entrando nella storia del football mondiale come la «grande Inter».

Per ricordare le emozioni di quella magica serata dove in tanti vennero rapiti dalla tv in bianco e nero e dal sorriso infinito del presidente Angelo Moratti, la Regione Lombardia ha voluto premiare la società e gli eroi di allora. Il governatore Roberto Maroni, che proprio un anno fa celebrò i 50 anni della prima coppa Campioni vinta dal Milan a Wembley, ha dovuto ingoiare (sportivamente s'intende) un boccone amaro, lui ultrà rossonero, costretto a premiare «l'altra squadra di Milano», come si è lasciato scherzosamente scappare davanti alla mitica coppa che l'Inter ha esposto al piano 39, con vista panoramica della città, nella sala Belvedere del Palazzo Lombardia. Per l'occasione lo staff nerazzurro era presente al gran completo: il presidente Erick Thohir (sorridente ma imbarazzato, anche per problemi di lingua, davanti a una vittoria che forse nemmeno sapeva esistesse); il presidente onorario Massimo Moratti, commosso e con la voce rotta dall'emozione davanti al ritratto del padre Angelo e ai filmati di allora. E poi loro, i giocatori che fecero la Grande Inter»: Sandro Mazzola, Mario Corso, Luisito Suarez, titolari in quella magica notte del Prater, con Milani, Bedin, Landini, Bolchi, Malatrasi, Cappellini, il massaggiatore Della Casa. Ma anche gli altri che non ci sono più, da Facchetti (c'era il figlio Gianfelice), capitan Picchi (presente la moglie), Tagnin, Luigi figlio di Peppino Prisco e donna Fiora Herrera a rappresentare l'allenatore che ha cambiato la storia del calcio mondiale.

Bello allora sentire gli aneddoti di Mazzola («ero incantato davanti a Di Stefano e Suarez mi ha dato una scrollata: noi pensiamo a giocare, tu stai a guardare Alfredo?»), Corso («Herrera a fine campionato metteva sempre me e Picchi in lista di trasferimento, ma poi chissà com'è restavamo sempre nerazzurri, meno male»), Suarez («Io del Barcellona contro il Real, una autentica corrida e guai ai miei compagni se avessimo perso») e dello stesso Massimo Moratti («Mi giro in tribuna e seduto dietro mi trovo Alfred Hitchcock, non volevo crederci, proprio lui»). Una premiazione da brividi, un piatto d'argento da parte di Maroni all'Inter e medaglie di ugual metallo per i giocatori, con Massimo Moratti che ha regalato al governatore lombardo una riproduzione della coppa Campioni. «Ci penserò dove metterla, forse vicino all'altra (quella vinta dal Milan un anno prima, ndr)», il ringraziamento di Maroni. A festeggiare anche Javier Zanetti, proprio per ricordare che proprio in questi giorni si festeggia anche la Champions vinta quattro anni fa a Madrid sul Bayern, lo storico triplete.