Maroni rilancia i Cie sorvegliati dai militari e la Cei lo «scomunica»

No di Galantino a nuovi luoghi di reclusione La Regione: «Non sono posti di villeggiatura»

Forse il problema non sono neppure i Cie, i centri di identificazione ed espulsione che dovrebbero presto riaprire a da qualche parte a Milano e in Lombardia. Non è neppure il nome, perchè chiamarli Cie o Hub o ancora Hotspot come si vorrebbe fare ora cambia poco o nulla. Il problema vero è che senza regole precise sull'ingresso nel Paese e senza efficaci modalità di rimpatrio di chi non ha diritto a rimanere, i Cie o gli Hub sono quasi inutili e non se ne esce. I centri di identificazione dovrebbero essere infatti solo l'ultimo anello di una serie di verifiche sugli ingressi cominciate molto prima. Intanto però il dibattito sui Cie è all'ordine del giorno. Tra forze politiche opposte, come sempre, ma anche tra una sinistra che su queste strutture a Milano ma anche nel resto del Paese ha un atteggiamento mutante e un po' schizofrenico: no, sì, forse, cambiando però condizioni e filosofia dell'accoglienza. Anni fa i centri di identificazione, quando il ministro dell'Interno era il governatore Roberto Maroni venivano bollati come i nuovi lager di un governo «fascista e illiberale». Ma le opinioni cambiano. E infatti ora che volerli è Marco Minniti, ministro di un esecutivo di centrosinistra se ne può parlare. A Milano, fatta eccezione per la sinistra più a sinistra, ne parla con favore anche tra le file del Pd con il sindaco Giuseppe Sala e con l'assessore Carmela Rozza che non mettono veti alla richiesta del governo ma solo sul luogo dove riorganizzarli. Ma la polemica continua. E l'ultima è quella del governatore Maroni con monsignor Nunzio Galantino segretario dei vescovi italiani «Non possiamo non condividere il No già espresso dalle realtà del mondo ecclesiale e della solidarietà sociale, oltre che di giuristi impegnati da anni nella tutela dei migranti - ha detto Galantino, intervenuto sulla questione a qualche giorno dalla giornata mondiale del migrante, il 15 gennaio - No ai Cie se questi continueranno a essere luoghi di trattenimento e reclusione che rischiano di alimentare fenomeni di radicalizzazione. E'importante che non divengano parcheggi abusivi e mal gestiti».

E Maroni replica: «Il solito Galantino...É ridicolo - ribatte il governatore lombardo- I Cie li avevo inventati io, sono centri chiusi e controllati con l'utilizzo dei militari, dove gli immigrati clandestini devono essere rinchiusi e detenuti in sicurezza per poterli identificare e nel caso espellere. Non per accoglierli in villeggiatura a spese nostre, come vogliono i soliti buonisti. Se non sono fatti così i Cie non servono a nulla». Anche se per il presidente del Pirellone il problema vero restano i rimpatri: «A chi non è in regola- spiega - non va dato il foglio di via dicendogli Prego torni al suo Paese.... Devi metterlo sull'areo e riportarlo a casa». Maroni ha poi precisato che non sono ancora state fatte ipotesi concrete su dove potrebbe essere aperto un Cie sul territorio della regione: «Non ci abbiamo ancora pensato - afferma - vedremo cosa propone il ministro Minniti, poi vedremo tutti assieme dove metterlo».

Un fronte compatto quello leghista che non vede di buon occhio la versione «soft» dei centri che si va profilando: «I nuovi Cie devono essere luoghi chiusi, sorvegliati dai militari da cui non si può uscire - spiega Paolo Grimoldi, deputato e Segretario della LegaLombarda-Lega Nord- Il ministro Minniti, in vista dell'incontro con l Regioni, deve comprendere che i nuovi mini Cie allo studio del Governo, da1 500 posti complessivi a livello nazionale, non servono a nulla e non risolverebbero i problemi. La Lombardia in questo momento sta ospitando più di 23 mila richiedenti asilo, in strutture o alberghi, e per tutta questa marea umana un solo Cie da 80 o 100 posti non servirebbe a niente». La Lega chiede al governo di fare un censimento delle caserme riutilizzabili in ogni Regione, a cominciare dalla Lombardia di trasformarle in nuovi Cie: «Sono la miglior soluzione, in tempi rapidi, per avere centri sorvegliati, con ampi spazi e strutture adeguate- spiega Grimoldi- non il pannicello caldo...». Sel sui migranti va invece in direzione opposta: «I Cie sono un buco nero sia dal punto di vista della sicurezza, sia della negazione dei diritti umani- afferma Chiara Cremonesi, capogruppo di Sel alla Regione Lombardia- Le migrazioni oggi rappresentano un fenomeno epocale che necessita di essere affrontato in modo innovativo non con strumenti incostituzionali lesivi della dignità umana. Se Maroni vuole fare subito qualcosa di concreto e utile sul tema, cominci a rimuovere il veto di Regione Lombardia all'uso dell'ex campo base di Expo, oggi vuoto e inutilizzato, per l'accoglienza di profughi e richiedenti asilo»