Maroni sta con Mantovani: «Sfiducia? Non è la priorità»

«Non è in cima alle mie preoccupazioni». Queste le parole del governatore Roberto Maroni dopo che ieri mattina in consiglio regionale venti consiglieri del Patto Civico di Umberto Ambrosoli e del Pd avevano presentato una mozione di censura contro l'assessore alla Salute Mario Mantovani per l'inchiesta sugli appalti nella sanità che ha già portato alla sospensione di tre manager indagati. Con il centrosinistra che pretendevano di discuterla già ieri, mentre il presidente Raffaele Cattaneo l'ha calendarizzata per la prossima seduta del 10 giugno. Spiegando che in quell'occasione Maroni terrà una relazione sulla vicenda giudiziaria. Un rinvio che ha causato la reazione dell'opposizione che ha lasciato i banchi e annunciato l'astensione dai lavori ad eccezione dell'indagine sul metodo Stamina finoa che la mozione non sarà discussa. «Se il Consiglio ha utilità zero, noi non partecipiamo a lavori inutili», ha attaccato Ambrosoli spiegando che è necessario che sia «ristabilita la credibilità dell'assessorato alla Salute». Con il capogruppo di Forza Italia Claudio Pedrazzini pronto a difendere Mantovani e a condannare «l'uso strumentale e da campagna elettorale che il centrosinistra sta facendo di questa vicenda, visto che si deve ancora votare per i ballottaggi» e Maroni pronto a chiudere la polemica, spiegando che «se ne è discusso in aula e se ne parlerà il 10 giugno. L'opposizione faccia quello che vuole, io francamente non vedo problemi». Una pietra tombale sulle voci che hanno già cominciato a circolare di un possibile nuovo aggiustamento della giunta. E Mantovani che ieri ha riunito il primo tavolo di lavoro con il direttore generale dell'assessorato e i neo commissari delle Aziende ospedaliere di Lecco e Melegnano Giuseppina Panizzoli e Marina Gerini alle quali ha chiesto di «favorire un avvicendamento delle figure dirigenziali, soprattutto di quelle più esposte nella gestione di attività legate a contratti e appalti, per garantire la massima trasparenza».
Ma ieri era anche il giorno post elezioni. «Complimenti a Renzi - ha detto Maroni a margine di un convegno ad Assolombarda -, ma adesso bisognerà passare dalle promesse al mantenimento delle promesse. Che è la cosa più difficile». Tra le prime richieste di Maroni c'è il conferimento di poteri adeguati al presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone per potersi occupare di Expo e fra l'altro dirimere la questione della ditta Maltauro coinvolta nell'inchiesta sugli appalti Expo e per la quale il sindaco Giuliano Pisapia chiede la revoca dei lavori. «Sarà Cantone una volta ricevuti i poteri - dice Maroni - a valutare se ci siano gli estremi per fare quello che chiede Pisapia». Poi chiede la cancellazione del Patto di stabilità e tutte le risorse promesse dal governo per le infrastrutture. A cominciare da come Pedemontana. Già una telefonata, invece, al nuovo presidente del Piemonte Sergio Chiamparino «per complimentarmi». Ma anche per dire che nonostante l'uscita di scena del governatore leghista Roberto Cota «la macroregione è nelle cose, è un progetto attualissimo perché è in corso il processo di costituzione di quella delle Alpi». In casa Lega, invece, c'è il caso Matteo Salvini che dopo essere stato il candidato più votato con 331.381 preferenze, ora vorrebbe fare il sindaco di Milano. «A Milano - ha tagliato corto Maroni - si vota nel 2016».