Da Maroni ultimatum a Fdi «Si ravveda prima del voto»

Referendum e Catalogna, l'alleanza ancora in bilico Fratelli d'Italia: «Le contraddizioni? Sono nella Lega»

Alberto Giannoni

Nuvole minacciose sul Pirellone. A 17 giorni dal referendum sull'autonomia si è scavato un fosso fra la Lega e Fratelli d'Italia. Ma è stato soprattutto il caso Catalogna a dividere i due partiti. Il dissidio è nato infatti dalle dichiarazioni pro astensione (al referendum) della leader di Fdi Giorgia Meloni, ma è stata la crisi catalana a far precipitare tutto. Il Carroccio lombardo ha chiesto di issare al Pirellone la bandiera dei separatisti spagnoli, poi ha manifestato davanti al consolato spagnolo, chiedendo addirittura di espellere l'ambasciatore iberico in Italia. Una «escalation» mal digerita nella base di Fdi-An, animata da forti sentimenti nazionali. Questa preoccupazione e l'intenzione di rassicurare l'elettorato meridionale avrebbe spinto Giorgia Meloni a manifestare tutta la sua freddezza per il voto del 22 ottobre, su cui punta (tutto) Maroni.

Il governatore, ieri è tornato a chiedere chiarezza a Fdi e a Meloni. E lo ha fatto con quello che sembra un ultimatum politico: «Capita che alcune cose si dicano in modo un po' superficiale» ha concesso, per poi avvertire gli (ex?) alleati: «Mi aspetto un ravvedimento operoso nei prossimi giorni da qui al referendum. Sono generoso e do a Giorgia Meloni questa possibilità di recuperare, ma se continuerà questo atteggiamento incomprensibile, controproducente e incompatibile con un'alleanza politica valuteremo cosa fare».

Anche i Fratelli d'Italia lombardi sono intervenuti. La coordinatrice regionale Fdi Paola Frassinetti e il capogruppo Riccardo De Corato hanno firmato una nota congiunta con Carlo Fidanza, Marco Osnato e Francesco Dotti (consigliere regionale). La tesi di Fdi Lombardia è che sia la Lega a essere spaccata, tanto che gli attacchi dell'assessore Gianni Favaviene accusato «continuare le schermaglie congressuali con il suo segretario (Matteo Salvini, ndr) con la scusa di Fdi. De Corato e Frassinetti spiegano che Meloni ha «lasciato libertà ai quadri di Lombardia e Veneto», tanto che «non c'è alcun conflitto nel partito», «al di là di singole prese di posizione sopra le righe», un riferimento questo che pare diretto all'assessore regionale di Fdi, Viviana Beccalossi, che senza remore il giorno precedente, e ancora ieri, ha ribadito il Sì suo e della base unanime lombarda (sancito a luglio a Soncino). Una posizione molto avanzata sul referendum e molto apprezzata da Maroni, che ieri in giunta ha ostentatamente accolto con un abbraccio l'assessore bresciano, peraltro dimissionario dalla carica di commissario milanese di Fdi. Un'accoglienza che ha alimentato un'ipotesi su una sua - al momento fantascientifica - intenzione di continuare la battaglia nordista e di destra dentro la Lega, che potrebbe accoglierla volentieri.