Match tra Sala e sinistra Rizzo: «Ci dica la verità» Ma parlerà alla Procura

In Consiglio solo mezze risposte sull'inchiesta E torna a contestare il metodo dei magistrati

Chiara Campo

«So perfettamente di non aver mai goduto di nulla che non fosse il mio regolare stipendio e di non aver mai usa i miei poteri per favorire questo o quell'altro». Dopo un lungo messaggio su Facebook rivolto ai «cari concittadini» lunedì mattina, Beppe Sala ha ripetuto ieri al consiglio comunale ieri le ragioni che lo hanno portato a sospendersi dalla carica di sindaco venerdì scorso, dopo aver appreso a mezzo stampa di essere indagato nell'inchiesta sulla Piastra di Expo, e quelle che lo hanno convinto a tornare: «Ho verificato che ci sono le condizioni necessarie per svolgere il mio lavoro, che richiede serenità, e lavorerò con più impegno d prima». Nel suo intervento di circa 10 minuti all'aula torna a contestare il metodo della magistratura, l'aver appreso solo dai giornalisti giovedì sera dell'iscrizione nel registro degli indagati: «Serve una magistratura indipendente e servono delle istituzioni oneste» ma serve «un circuito virtuoso fra ruoli diversi, vissuti tutti per il bene comune». Il tempo ha affermato «è galantuomo e sono convinto che nel mio caso lo sarà. Non si ha idea di quanto ho dovuto combattere per 5 anni per fare di Expo il successo che è stato. Resta l'amarezza per il fatto che alcuni non fanno il minimo sforzo per capire. Dovrò convivere con questa amarezza e magari spero che in tempi futuri per chi è abituato a giudicare il lavoro degli altri ci sia la possibilità di misurarsi in prima persona nell'arte del fare e di vedere un'iniziativa nascere e crescere dall'inizio alla fine». Sala è indagato per falso materiale e ideologico, per evitare di bloccare la gara l'atto per la modifica dei commissari sarebbe sarebbe stato retrodatato. «So che nella lunga e complessa fase di preparazione dell'evento, Expo ha richiesto la stesura di migliaia di atti, che spesso prevedevano contatti con soggetti di varia natura». Una risposta che non accontenta l'esponente della sinistra radicale Basilio Rizzo (Milano in Comune) che si è schierato contro di lui alle Comunali e poi lo ha appoggiato al ballottaggio contro Stefano Parisi: «Non volevo che s candidasse ma sono uno dei cittadini a cui deve la sua elezione, quindi pretendo che mi dica la verità: ha firmato o non ha firmato un documento retrodatato? La magistratura potrà archiviare o assolverla ma io ho bisogno di saperlo. Faccio fatica a credere che abbia trattato questo documento come uno qualsiasi, era il bando più grosso di Expo. Non può dire di aver agito per il successo di Expo se ha calpestato le regole». Sala non risponde e quando il dibattito contingentato si chiude e il Pd prova a passare alla discussione sulla delibera di Cascina Merlata, Rizzo apre una bagarre e ai voti la seduta viene rinviata. «Risponderò in primis alla Procura generale quando mi chiamerà. E non mi opporrò alla proroga delle indagini per 6 mesi - ribatte (a distanza) il sindaco -. Sicuro che non ci siano altre inchieste? Non posso, pensavo che anche questa venisse archiviata». E si limita a un «vedremo» alla richiesta sollecitata da tutta l'opposizione di riferire come ex commissario in Commissione Antimafia su conti e appalti del 2015. «Non mi ricordo - sottolinea però - tanti altri casi di opere pubbliche che hanno rispettato tempi e budget, siamo riusciti ad arrivare con i tempi giusti e senza chiedere un soldo in più del previsto». In aula Maristella Gelmini (Forza Italia) provoca lui e il Pd: «Benvenuti nel club degli indignati per un avviso di garanzia a mezzo stampa. Noi non siamo per il garantismo a corrente alternata o a senso unico, ma ci fa piacere. Chi amministra però può essere oggetto di accertamenti di giustizia, non può considerare questo un gesto di lesa maestà». E Parisi ricorda che su «Expo ci sono tante questioni ancora aperte da chiarire, serve chiarezza una volta per tutte». Non è soddisfatto Gianluca Corrado (5 Stelle): «Sala non ha chiarito nulla sulle sue accuse».