Matrimoni omosessuali Dopo la «scomunica» è scontro Pisapia-Curia

La Chiesa: attenzione alle famiglie povere con figli Il sindaco: abbiamo continuato a stanziare fondi

Se la Diocesi attacca il Comune e lo accusa di violare la legge e generare «un conflitto istituzionale», il sindaco non si scompone. Ad alzare il livello della tensione tra Giuliano Pisapia e la Chiesa ambrosiana è l'invito della Curia ad occuparsi delle famiglie povere. «Guardando alla realtà ambrosiana, risalta come in questo tempo di crisi si aggrava sempre più la situazione economica delle famiglie, spesso in difficoltà nel far fronte anche ai beni essenziali» si legge nel documento firmato dal Servizio per la famiglia della Diocesi guidata dal cardinale Angelo Scola. E ancora: «È quanto mai necessario fare in modo che non si ponga in secondo piano l'attenzione e l'impegno verso la tutela di tutti i diritti, affinché a genitori, figli e nonni non manchino la casa, il cibo, le cure, l'educazione. Impegno e tutela dovuti in modo particolare alle famiglie che generano figli e garantiscono il futuro alla nostra società».

Senza eufemismi, la Diocesi accusa il Comune di trascurare la legge ma soprattutto le famiglie povere e con figli, che diventano sempre più povere. Pisapia, a New York con la moglie dove si trova per impegni legati a Expo, lascia filtrare le repliche. E alla Curia, con cui dice di non voler fare polemica, ricorda i dati dell'assessorato ai Servizi sociali e cioè che in tre anni, malgrado i tagli, sono stati stanziati 100 milioni per le politiche di sostegno alla povertà. Un botta e risposta in piena regola.

L'avvocato Pisapia resta convinto che le sue trascrizioni dei cosiddetti matrimoni gay siano «un atto legittimo», perché si tratterebbe di nozze regolari avvenute all'estero e trascritte «a soli fini pubblicistici», senza effetti giuridici nell'ordinamento italiano. Quando tornerà da New York, giovedì prossimo, risponderà al prefetto Francesco Paolo Tronca.

Sembra sempre più chiaro che toccherà ancora una volta alla Procura decidere. Le disposizioni del ministro dell'Interno, Angelino Alfano, sull'«annullamento di ufficio» non sono di facile applicazione, almeno per le nozze celebrate all'estero tra persone dello stesso sesso e già trascritte. Gli atti già compiuti dal sindaco non possono essere semplicemente cancellati dal prefetto. Il prefetto potrà impugnarli davanti a un giudice, che deciderà. Ma, tra impugnazioni e ricorsi al Tar, tutto lascia temere che sarà un florilegio di sentenze diverse una dall'altra.

«Serve una legge del Parlamento» dicono più o meno in coro esponenti milanesi del Pd e di Forza Italia. Persino la Diocesi, pur criticando la giunta Pisapia per le forzature, chiede «una legislazione adeguata in materia di famiglia che sappia tutelare i diritti di tutti». Scrive la Curia: «Ai termini “famiglia” e “matrimonio” la definizione della realtà dell'unione stabile di un uomo e una donna aperta alla vita; per altri tipi di unione altri nomi».

Maurizio Lupi, ministro milanese, insiste per uno stop del sindaco in attesa delle decisioni romane. E sulle unioni civili: «All'interno di Ncd riconosciamo i diritti degli omosessuali, ma il soggetto famiglia per noi resta tra uomo e donna. La coppia gay non può adottare un figlio e non può avere pensione reversibile. Possiamo affrontare la questione, ma solo con questi paletti».