Matrimoni di serie B: ecco le prime firme (e le prime polemiche)

Nelle migliori tradizioni, si fa attendere la sposa. Paolo e Paolo arrivano insieme, ed entrambi in ritardo, mentre telecamere, flash e anche una manciata di parenti li attende per immortalare le prime due firme sul Registro delle unioni civili. Ore 9, secondo piano dell'Anagrafe di via Larga, stanza 231. Un Paolo di cognome fa Hutter, ex consigliere del Pds che vent'anni fa indossò la fascia tricolore in piazza Scala per «celebrare» dieci finti matrimoni tra coppie dello stesso sesso. Era già allora attivista dei diritti gay, si è guadagnato la prima firma sul registro istituito dal consiglio comunale a fine luglio e riempito ieri dai nomi delle prime diciotto coppie (128 prenotazioni in una settimana, di cui 88 etero). Una rivincita? Un sogno che finalmente si corona? «Siamo ancora lontani o mi sarei messo la cravatta» frena Hutter di fianco al compagno avvocato Paolo Oddi. Milano «si è messa al pari di molti altri Comuni in Italia ma non c'è ancora una legge. Tant'è che se fosse un matrimonio civile ci avrebbero dato un certificato, questa è un'iniziativa bizzarra, promozionale del Comune per cui dobbiamo pagare 15 euro per avere l'attestato». Sono 15,14 per l'esattezza (per chi lo richiede, altrimenti si pagano solo 14 euro di bollo), e precisa che i soldi vanno allo Stato, visto che l'assessore ai Servizi civici Daniela Benelli e la consigliera Pd Marilisa D'Amico, vicino alla coppia, gelano cogliendo una verve polemica. «Di per sè è un atto minimale, un gesto simbolico. Vediamo cosa il Comune saprà costruire ora intorno al certificato». Paolo e Paolo firmano con un pennone gigante rosso («lo avevamo cercato arancione in onore a Giuliano Pisapia»), fanno avvicinare la Benelli e D'Amico («le nostre testimoni») e dall'assessore ricevono in omaggio un bouquet di fiori. Poi dritti con il presidente dell'Arcigay Marco Mori in piazza Scala, dove a giugno hanno chiuso dei lucchetti ad una catena, per aggiungere la targa: «In questa piazza nel '92 si celebrarono matrimoni omosessuali. Dopo 20 anni chiudo questi lucchetti che verranno aperti quando l'Italia avrà una legge per le coppie gay».
Avanti con gli altri. Come Simona e Massimo, insieme da 5 anni e con un figlio di 2. «Non possiamo sposarci ed è un primo riconoscimento. Il valore del registro? Se ci sono emergenze sanitarie». Ma non è proprio così, rimane discrezione degli ospedali dare notizie sulla salute o permettere l'assistenza al partner. Ivan e Ruffina, 35 e 34 anni ma già fidanzati da dodici e conviventi da uno, aspettano di sposarsi e «intanto mettiamo una pietra» raccontano prima di andare a lavorare come un giorno qualunque, non l'hanno detto neanche ai genitori che avrebbero firmato il registro, solo al capo per giustificare il ritardo. A cosa serve iscriversi? «Non ci è ancora chiaro» ammettono. Una «carrambata» per Gad Lerner e il fratello Dan: il giornalista era arrivato in via Larga per festeggiare Hutter e si è trovato il fratello in fila per firmare con la compagna. «Me lo potevi dire abbiamo cenato insieme due sere fa» lo striglia. Ma il Lerner meno famoso si giustifica, «non è mica un matrimonio», anche se ha lo spumante nello zaino per festeggiare. Tra le 4 coppie gay al debutto, quella di Francesca Vecchioni, figlia del cantante Roberto, e la compagna Alessandra Brogino. «Testimoni», le gemelle di 4 mesi nate in Olanda con fecondazione eterologa.
«Rispetto per chi si iscrive - afferma il Pdl Matteo Forte - ma è una presa in giro, il registro non ha alcun risvolto pratico, dalla visita in ospedale all'accesso alla casa popolare». Il Pdl Riccardo De Corato la definisce «una carnevalata laicista».