Mazzette negli ospedali Ventidue indagati e primari nel mirino

L'inchiesta dei Nas per corruzione riguarda alcuni tra gli istituti più importanti in città

Sono 22 gli indagati, tra loro ci sarebbero noti primari, nell'inchiesta del Nas dei carabinieri per un giro di mazzette all'interno degli ospedali. Nel mirino degli inquirenti la Asst Fatebenefratelli Sacco, cui fanno capo anche il Buzzi e Macedonio Melloni. Le indagini sono coordinate dai pm Laura Pedio e Gianluca Prisco.

Al centro dell'operazione del Nas c'è una delle più importanti aziende socio sanitarie territoriali cittadine. I militari nella mattinata di ieri hanno eseguito perquisizioni e acquisizioni di documenti in diverse province: Milano, Monza e Brianza, Lecco, Varese, Vercelli, Verona, Piacenza, Bologna, Roma, Firenze, Latina, Palermo. Sia in sedi di società sia negli ospedali coinvolti. Le indagini partite nell'autunno scorso, da cui è scaturita l'operazione di oggi, riguardano anche noti primari. Si tratterebbe di nomi di punta nel loro settore di attività medica. Gli inquirenti si concentrano su un sistema corruttivo messo in piedi tra ospedali, case farmaceutiche (una quindicina) e società provider di servizi che si occupano dell'organizzazione di convegni e congressi.

Per i soggetti e gli enti coinvolti si ipotizzano reati che vanno dalla corruzione all'induzione indebita a dare o promettere denaro o altre utilità, abuso d'ufficio, truffa e riciclaggio. Secondo quanto emerso dalle attività d'indagine, fulcro di questo meccanismo sarebbero camici bianchi con un'influenza da opinion leader «che - spiegano gli investigatori - prescrivevano e consigliavano determinati farmaci condizionandone le vendite. In cambio ricevevano somme di denaro che venivano utilizzate per finanziare assunzioni». Si parla di concorsi per ottenere borse di studio o contratti a tempo determinato che sarebbero stati pilotati, «richiesti dal primario per persone da lui indicate. I concorsi venivano tagliati su misura - proseguono gli inquirenti - e venivano lanciati in periodi festivi o fine settimana per evitare ulteriori domande. Non solo: i candidati (medici e paramedici, ndr) avevano le domande e il primario era il presidente della commissione d'esame».

Le case farmaceutiche ritenute coinvolte nel sistema, secondo gli investigatori «davano illecitamente denaro anche per finanziare convegni». E qui entrerebbero in gioco le società provider di servizi. «Società compiacenti - ipotizzano gli investigatori - che chiedevano somme superiori al costo effettivo dell'organizzazione dell'evento e reindirizzavano la differenza verso i medici tramite pagamenti» o anche beni come cellulari o computer.

I reati sarebbero stati commessi dal 2016 ai giorni scorsi. I dottori e i funzionari indagati si occupano di diverse discipline mediche. In alcuni casi l'ammontare delle cifre messe in circolo, tra mazzette e favori, raggiungerebbe i 700mila euro in un anno. Elargizioni definite «enormi» da chi ha indagato. L'operazione «Dominio» ha portato ieri a 29 perquisizioni, 21 ordini di esibizione di documenti e quattro informazioni di garanzia. «La Regione - spiega l'assessore al Welfare Giulio Gallera - sta monitorando la situazione. Sono in costante contatto con il direttore generale dell' Asst Alessandro Visconti che sta collaborando fattivamente con gli inquirenti per l'acquisizione di documentazione relativa, in particolare, ad alcune procedure concorsuali ed alle sponsorizzazioni di attività riferite ai due indagati».