McDonald's ha chiuso. E finisce un'epoca

(...) È stato l'avamposto dello sbarco del cibo «made in Usa» nella patria della pizza e degli spaghetti. Dell'arrivo degli hamburger, del mordi e fuggi fatto di ketchup e maionese, di patatine fritte e bibite alla spina servite su un vassoio per il primo locale fai-da-te, dove non si veniva serviti, dove non c'erano camerieri e dove i menù erano appesi ai muri sopra alle casse. Ma soprattutto dove si mangiava con poche lire. Aperto dal 1984 come Burghy e poi passato a Mc Donald's quel ristorante di piazza San babila fu l'apripista di quella che poi di fatto è diventata un piccola rivoluzione, non solo culinaria. Una rivoluzione partita sulle note di «Wild Boys» dei Duran Duran, il gruppo inglese che fece strappare i capelli per qualche stagione alle ragazzine di mezza Europa e che diventò la colonna sonora di quello che, con la sintesi perfetta di uno slogan, furono i «paninari». Scarpe grosse, giacche a vento, berrettina di lana ma soprattutto gesti e parole «troppo giuste» con le «sfitinzie da acchiappare», i «baci da sparare» che i nuovi «cuccadores» impararono a memoria scimmiottando il perfetto tormentone inventato con un colpo di genio da Enzo Braschi sul palco del «Drive in», trasmissione cult di Italia Uno, rampa di lancio dei migliori cominci degli Anni '80 da Giorgio Faletti a Ezio Greggio a Gianfranco D'Angelo. Un'operazione di marketing perfetto che diventò un film, una moda, ma anche per molti ragazzi un modo di essere forse bollato troppo in fretta col timbro del «disimpegno». Perfetta perchè approfittò del vuoto lasciato dopo il crollo delle ideologie alla fine degli Anni 70 che avevano frantumato il mondo giovanile. Non c'era più l'eskimo a sinistra ma neppure il doppiopetto a destra, restava solo il vuoto. Da riempire con un panino.

Antonio Ruzzo