Mea culpa a sinistra: "Servono più sicurezza e più polizia in strada"

Caputo, Pd, scopre che l'emergenza non è solo la mafia ma anche la microcriminalità che toglie il fiato alla gente 

«Ci vogliono più polizia e più carabinieri».

Guardi che lei è un uomo di sinistra... «Certo che sono un uomo di sinistra. Sono così di sinistra che vivo in via Ripamonti e non nelle belle case del centro. Per questo dico che la sicurezza è un valore di sinistra. Parlo con la gente del mio quartiere che non ne può più. E dico che dobbiamo smetterla di considerare la sicurezza un valore di destra. I ricchi sanno come proteggersi. Il dramma della sicurezza riguarda chi sta nelle periferie milanesi, cioè quello che è o dovrebbe essere il popolo di riferimento della sinistra. È alla loro paura che dobbiamo dare una risposta: risposta fatta certamente anche di prevenzione, integrazione, eccetera, ma anche di severità. Ci vogliono più Volanti. Più carabinieri e più polizia».

Roberto Caputo, vicepresidente del consiglio provinciale, vecchio socialista approdato al Partito Democratico - transitando per Forza Italia e la Margherita - getta un sasso nello stagno della politica milanese. E sulla base di un suo personale sondaggio, con uno scritto sul suo blog su Linkiesta.it, richiama all'ordine la sinistra sul tema della sicurezza. Insieme al lavoro, è questa la preoccupazione reale. Scrive Caputo: «Furti nelle case, negozi svaligiati, scippi per strada, danneggiamenti di auto e vetrine, accattonaggio ora sempre più molesto, caseggiati Aler in mano a famiglie criminali che intimoriscono gli anziani abitanti. Serve una presa di posizione forte. Sono stanco dei buonisti farisei che vivono nei ricchi palazzi e discutono di socialità nei loro ben forniti salotti».

Schematizziamo, Caputo. Per la sinistra la legalità significa impegnarsi contro le inflitrazioni mafiose nell'Expo, mentre per la destra dare la caccia agli scippatori. A sentire lei, il popolo si preoccupa soprattutto degli scippatori. «Ma chi ha detto che bisogna scegliere l'una o l'altra? É chiaro che la penetrazione del crimine organizzato va combattuta. Ma se io mi fermo a un semaforo, e due donne cercano di lavarmi il vetro, e se al mio rifiuto salta fuori un energumeno che mi riga per sfregio la carrozzeria, è chiaro che la mia emergenza diventa quella. Microcriminalità, certo. Ma che rischia di rendere invivibili i nostri quartieri».

Quindi aveva ragione De Corato? «Io non ho nessun rimpianto per i militari nelle strade di Milano: figuriamoci che dovevano girare scortati dalla polizia, è la prova che non servivano a niente. Ma è un dato di fatto che abbiamo sottovalutato il problema. Nelle strade la presenza fisica dello Stato è determinante. Servono intelligence, conoscenza del territorio e degli ambienti. Ma serve anche un messaggio di rigore contro i criminali. Serve un ruolo più attivo del prefetto, serve un coordinamento quotidiano tra enti locali e forze dell'ordine. E interventi decisi della magistratura: a chi manda i minorenni a rubare e a prostituirsi va tolta subito la patria potestà».