MEDICINA Vago, il super votato che vuole la discontinuità

La messe di sostegni che ha raccolto, 403, ha gettato nell'ansia gli ambienti di Medicina e non solo. Con i suoi 52 anni è il più giovane e con il suo programma, che punta molto sulla discontinuità, è quanto di più simile a Matteo Renzi in questa corsa al rettorato. L'unico che onestamente cita anche l'ambizione personale come motivo che lo ha spinto a concorrere per la poltrona in ballo, è anche tra i bersagli principali di mormorii e critiche per il suo rapporto con l'Humanitas della famiglia Rocca. «A scanso di equivoci vorrei chiarire che sono un dipendente di Unimi e non dei Rocca e che se venissi eletto il secondo dopo cesserebbe il mio rapporto con l'Humanitas». Il suo programma se costretto alla sintesi lo riassumerebbe con la parola discontinuità, non a caso si definisce come candidato «estraneo allo schema di alleanze che ha gestito l'ateneo fino a oggi». «Credo che in questo momento sia una nostra responsabilità attuare un profondo cambio di dirigenza di Unimi, pur salvaguardando le competenze di alto profilo che abbiamo, anche perché non sono un fanatico della rottamazione». Un cambiamento che qualche mal di pancia lo causerebbe, ma Vago lo ha messo in conto individuando proprio nella parola rischio il suo faro nella gestione di un'università di cui diventasse rettore: il rischio di governare un'università facendo delle scelte decise che potrebbero causare delle divisioni interne, anche perché «non sarebbero il risultato della mediazione di una serie di interessi di parte», o il rischio di stabilire dei meccanismi premiali per distribuire risorse e spazi a chi li usa anche per favorire ad esempio lo scambio con ricercatori di altri paesi. È il candidato che più ha innervosito gli avversari.