Meno ammazzati ma il crimine muta e resta vivo

Uccidere è diventato dannatamente difficile. Un bel regolamento di conti di quelli di una volta, l'agguato in moto o sotto casa, due colpi in testa e via, oggi avverrebbe sotto l'occhio di dieci telecamere, la fuga verrebbe intercettata da quattro autovelox, i telefoni e i gps lascerebbero tracce indelebili. Organizzare un agguato senza abbandonare nelle mani degli investigatori almeno una briciola è una impresa da 007 israeliani, non da sicari di 'ndrangheta.

Se si vogliono valutare le statistiche, il crollo verticale dei morti ammazzati a Milano in questi anni, bisogna partire anche da qui. Nell'inevitabile analisi dei costi e dei benefici, ammazzare un rivale rischia di essere un'operazione in perdita secca. Per questo, nel computo degli assassinati, sono spariti da un pezzo i morti di malavita: restano i delitti di gelosia, di impeto, di follia. Da anni la Procura antimafia non si occupa di un omicidio rilevante. I due morti ammazzati di ieri sono tragedie, e alle loro vittime non si può che guardare con compassione. Ma i due delitti hanno il pregio di costringere tutti (inquirenti e investigatori compresi) a confrontarsi con le tensioni sotterranee che attraversano il mondo del crimine, e che l'apparente pax di questi anni aveva tolto dai riflettori. Negli anni in cui le gang si affrontavano a revolverate era giocoforza occuparsi di loro, scavare, arruolare pentiti. In questi anni in cui la scena milanese appare dominata dal nulla - nessun nuovo boss, nelle retate la litania delle solite famiglie arrestate fino alla dodicesima generazione - è come se si fosse perso di vista un dato ineluttabile: il mondo del crimine evolve, muta volto, ma rimane vivo, in una città dove i tanti cespiti dell'imprenditoria criminale continuano a muovere più quattrini dell'happy hour. Ma ammazzare è difficile, oggi. Così i conti si saldano diversamente che con le pallottole. Talvolta (le indagini diranno se è il caso dei due morti di ieri) la rabbia prende il sopravvento sulla prudenza, e si torna a sparare. Ma la sensazione è che intanto la guardia si sia abbassata, che le antenne umane (i bei confidenti di una volta) siano ormai atrofizzate. E che le speranze di individuare gli assassini siano affidate solo ai tabulati, alle celle telefoniche. Sperando che gli assassini non siano stati troppo accorti.