Il mercato di viale Umbria diventa un campo profughi

Il Comune lo svuotò dalle bancarelle per costruire la filovia Ora però lo trasforma in un centro per i richiedenti asilo

Luca FazzoUn modo sicuro per mettere in rotta di collisione due esigenze, e in fondo due anime di Milano: solidarietà e mobilità, il diritto dei migranti a trovare accoglienza dignitosa e l'aspirazione dei milanesi a viaggiare sui mezzi pubblici in tempi ragionevoli. Il caso del mercato comunale di viale Umbria si presenta, in piena campagna elettorale, come il caso ideale per portare alla luce quelle che una volta si chiamavano «contraddizioni in seno al popolo».Gli abitanti di viale Umbria hanno scoperto ieri del futuro che a sorpresa il Comune sta preparando per il malandato monolite che si erge tra le due carreggiate dello stradone, nel tratto compreso tra via Comelico e via Simone d'Orsenigo: diventare un centro di accoglienza per richiedenti asilo, in modo da fronteggiare l'emergenza creata dalla chiusura del campo attrezzato sui terreni Expo. Il «mercato abbandonato», viene definito dall'assessorato al Welfare, protagonista del progetto di riutilizzo. E molti inquilini della zona hanno avuto un moto di sorpresa. Per il semplice motivo che il mercato non è affatto «abbandonato», almeno per come si intende in genere: ma è stato faticosamente svuotato dei suoi affittuari per iniziativa dello stesso Comune di Milano, con l'obiettivo di raderlo al suolo e consentire finalmente che anche su questo tratto della circonvallazione potesse venire ultimata la corsia preferenziale della filovia 92/93: la quale ormai scorre in sede protetta per quasi tutto il suo percorso, tranne che nel tratto tra via Tertulliano e piazza Cappelli. Qui i filobus che fino a quel punto sono sfrecciati senza ostacoli vengono ripiombati nel traffico, un imbuto che condiziona i tempi di scorrimento dell'intera linea.Per ultimare la corsia preferenziale, sono stati sloggiati parcheggi, chioschi e quant'altro. Il mercato comunale coperto di viale Umbria è rimasto a lungo l'ultimo impedimento al completamento dei valori: sorto nel 1948, per anni punto di riferimento importante per gli abitanti del quartiere, progressivamente andato in crisi con il fiorire dei supermercati. Nel 2012 resisteva ancora uno sparuto gruppo di negozianti, che poi si sono arresi uno dopo l'altro alle pressioni del Comune per chiudere o cambiare sede. Adesso, solo l'attesa dei finanziamenti pubblici sembrava separare dalla demolizione del mercato e dall'avvio dei lavori per la corsia preferenziale. Budget: una decina di milioni in tutto, compreso il rifacimento dei sottoservizi e delle fognature. Ora la proposta di riconvertire il mercato in centro di accoglienza cambia lo scenario. Ieri in Comune spiegano che si tratterebbe di un utilizzo provvisorio, e che una volta approvati i finanziamenti per la corsia i migranti verrebbero spostati altrove e l'ex mercato abbattuto. Ma agli abitanti della zona viene in mente quello che diceva il vecchio macellaio, il Brunelli: «Io sono arrivato qui nel 1954, e già allora si diceva che era provvisorio....»