In metrò tra paura e voglia di normalità

I milanesi e la loro capacità di reagire. Subito e comunque. Lo hanno dimostrato dopo che i No Expo, il primo maggio, hanno messo a ferro e fuoco le vie del centro, rimettendo tutto a nuovo la mattina successiva agli scontri. E lo dimostrano anche ora. A una settimana dalla strage di Parigi e il giorno dopo l'allarme bomba scattato in metrò, fermata Duomo, il clima sui mezzi pubblici sembra quello di un giorno qualunque. Quelli più in allerta sono i controllori e gli addetti alla sorveglianza, ma la gente viaggia come se nulla fosse. «Mia moglie continua a dirmi di farmi trasferire in un'altra fermata - ammette preoccupato un dipendente Atm impiegato alla stazione sotto il Duomo - Dice che dove sono è troppo pericoloso. In effetti un po' di paura ce l'ho anche io». Già, perché gli allarmi bomba scattano per niente, basta una borsa dimenticata o appoggiata per qualche minuto. «Stavolta ho paura anche io - confessa Giulia, 20 anni, fermata Cadorna, studentessa alla Cattolica - Prima non ci avevo mai pensato, ora il pericolo sembra più vicino». «Io cerco di non pensarci - ribatte l'amica, Melissa - altrimenti non metterei più il naso fuori di casa. E poi a Milano ci sono mille altri pericoli ben più vicini rispetto a quello terroristico». Sui vagoni diretti a Garibaldi, Ibraim, originario della Turchia, spiega: «Qui a Milano io non ho paura, ne avrei di più nel mio Paese». E arrossisce, intimidito dall'ammissione. La ragazza turca che lo accompagna ammette che da qualche giorno «si sente osservata, scrutata dalla gente con un po' di diffidenza». La maggior parte dei viaggiatori però non pensa a Parigi e vive la sua giornata. Carmine, 55 anni, appena arrivato da Napoli sale sulla linea verde e rimane stupito: «Non ho paura, mi aspettavo solo più controlli». In realtà i controlli ci sono ma sono discreti. Celestina, 65 anni, alla fermata di Garibaldi, dice, saggia: «La quotidianità prende il sopravvento su tutto e noi andiamo avanti con le nostre vite. Ed è giusto così». Anche Cristina, origini francesi, a Milano insieme a un gruppo di amiche, dice la sua: «Non voglio entrare nel meccanismo della paura, la paura porta all'odio e non va bene».