Mezzo secolo per la Barberia che fa i capelli a Eco e Zenga

Sportivi, intellettuali e vip. Il trasloco da via Rovello a via Broletto ma da cinquant'anni passano da qui le teste più "lucide" di Milano

Paolo Santucci usa la forbice con il tocco tranquillo e sereno di chi potrebbe fare quel che fa anche a occhi chiusi. Si capisce subito che è sincero quando racconta che i suoi clienti ormai non hanno nemmeno bisogno di parlare per spiegargli come vogliono capelli e barba. «Si siedono, io so già» spiega parco di parole, ma senza ombra di presunzione, indicando una delle solide poltrone di pelle della sua «Barberia». Che, nata nel 1965 accanto al Piccolo Teatro, in via Rovello (solo dall'anno scorso si è spostata qui, al nuovo indirizzo di via Broletto 39) in questi giorni compie cinquant'anni.

«Ero appena tredicenne quando ho cominciato a fare il barbiere a Reggio Calabria, dove sono nato e vissuto fino a qualche anno fa. A Milano sono arrivato solo nel 2007, a 36 anni, ma con tutta la famiglia - mia moglie (che continua a ripetermi che stava meglio giù) e tre figli - deciso a restarci. Ho rilevato il negozio che tanti anni prima aveva aperto un mio compaesano proprio in via Rovello. Perché all'improvviso mi sono trasferito al Nord? Semplice: mi attirava il confronto. «Vediamo cosa sanno fare questi barbieri milanesi» mi dicevo. Ho cominciato a fare tagli normali, sobri, quelli che eseguo tuttora. Raramente mi hanno chiesto fogge particolari anche se sarei in grado di accontentare qualsiasi richiesta da questo punto di vista. Sì, posso affermare di aver trovato il mio spazio senza difficoltà».

In effetti all'interno di questo negozio insolito ma elegante ed essenziale ideato dal creativo Lorenzo Marini, c'è una vera squadra di cinque persone molto ben affiatate ma pacate, gentili, quasi dimesse nelle loro alta professionalità. Una forza silenziosa che da anni serve una clientela di professionisti, sportivi (Walter Zenga, ora calvo, si fa la barba, ndr ) manager, professori, direttori di giornali, scrittori tra cui spiccano nomi come Umberto Eco, la cui foto mentre si fa tagliare i capelli campeggia in un angolo discreto del negozio.

I segreti di questo successo lungo 50 anni emergono quando li si guarda lavorare e ricevere i clienti. Diego, figlio ventiduenne di Paolo e destinato a diventarne l'erede, sostiene che a conquistare la clientela sia la loro «simpatia da terroni», ma a noi sembra che i modi della «Barberia» non abbiano nulla a che fare con un immaginario Figaro del sud. Magari chiacchierone e dalle battute salaci. La forza dello staff della «Barberia» è paradossalmente la sua ritrosia: per farli parlare di loro bisogna spronarli. Parla appena anche il più stretto collaboratore di Paolo, il venticinquenne Luciano D'Albero, un salernitano con gli occhi chiari e i capelli lisci biondi, dai modi così delicati da sembrare sussiegosi che di partenopeo ha assai poco e assomiglia molto al Tazio viscontiano di «Morte a Venezia». Poco a poco, però, da quella manciata di parole, emerge una grande professionalità, un lavoro tenace, curato. Che non tralascia comunque di abbracciare un'idea dello stile allargata. Tra la classe inglese dei saponi da barba Dr Harris, l'alta qualità dei pennelli tedeschi Mühle, oltre all'arredamento di Marini, trova posto anche la sartoria maschile napoletana «Doron» di Tanio Esposito. Che, come indica un manichino dalla giacca avvitata e il bavero alto in vetrina, offre il meglio della tecnica partenopea, diventata famosa nel mondo perché, come ci spiega lui stesso mentre si appresta a farsi spuntare i capelli da Paolo, «nell'immediato Dopoguerra ha potuto familiarizzare con le capacità stilistica degli artigiani londinesi».

Capitolo a parte per Marie, ventinovenne camerunense dai fascinosi modi d'Oltralpe. Paolo, che deve avere un'occhio speciale per i talenti, da dicembre le ha affidato completamente l'estetica. E lei, specializzata in terapie antiage e curative, gli ha fatto comprare il macchinario per la radiofrequenza e l'ossigenoterapia e, contro adipe e cellulite, il Lipomassage (più noto semplicemente come Lpg). Non solo manicure e cerette. Così - a meno che non desiderino tagli e frizioni - almeno nelle stanze di Marie, anche le signore saranno servite a dovere: la «Barberia» non ha compiuto cinquant'anni per niente!

Commenti

CONDOR1954

Mer, 22/07/2015 - 19:26

il mio barbiere si chiama (((( pettinesss )))) e quando mi siedo non parlo perche o paura che potrebbe tagliarmi la gola ora taglia col compiuter fa tutto col tablel e fra poco col tablet fara anche gli spaghetti con le cozze e i bucatini alla matriciana ostrega!!!!!!