Mezzo secolo di design dalla Rinascente a Linus

In un volume la bella storia dell'art director che a Milano spaziò tra editoria, teatro e industria

Da Linus alla Rinascente, passando per mezzo secolo di esperienze professionali e progetti eterogenei, a volte in anticipo sui tempi, sempre di altissimo livello. Il nome di Salvatore Gregorietti, designer nato a Palermo nel 1941 e formatosi prima a Brera e poi alla Kunstgewerbeschule di Zurigo, merita senza dubbio un posto d'eccezione nel gotha della grafica italiana. Il bel volume Un progetto lungo cinquant'anni (448 pagine, 49 euro, edizione bilingue italiano/inglese), a cura di Alberto Bassi e Fiorella Bulegato, edito da Skira e presentato il 9 novembre presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, ne ripercorre la carriera -che si intreccia con una buona fetta di storia della grafica italiana-, dividendola in tre parti secondo un'impostazione cronologica e concettuale: gli anni della formazione, la collaborazione con Unimark e l'esperienza di Gregorietti Associati, con un ricchissimo apparato iconografico e un regesto fino ad oggi inedito, strutturato per decenni e suddiviso per ambiti d'intervento. Il tutto affidato a un gruppo di specialisti e corredato dalle testimonianze dello stesso designer e di Adriana Botti Monti, Carlo Feltrinelli, Annamaria Gregorietti Gandini, Matteo Gregorietti, Lucia Mosca Vecchia, Daniela Puppa, Renzo di Renzo, Alberto Saibene, Massimiliano Tarantino, Oliviero Toscani, Isa Tutino Vercelloni, Annalisa Zanni. Nipote e figlio d'arte (il nonno fu un celebre pittore e decoratore attivo in epoca liberty, e il padre fu direttore del Poldi Pezzoli), divenne ben presto assistente di Massimo Vignelli e collaborò fra l'altro con il Piccolo Teatro, Pirelli e Sansoni. Sono gli anni di Linus, il magazine fondato da Giovanni Gandini che Gregorietti, con le sue scelte grafiche sobrie ed incisive, contribuì a lanciare insieme a tutto l'universo Peanuts. Sempre alla metà degli anni Sessanta venne coinvolto nel progetto di Unimark International, la multinazionale del graphic design creata da Vignelli insieme a Bob Noorda e agli americani Eckerstrom, Fogelman, Gutches e Klein. A quest'epoca risalgono i progetti per Agip, Pirelli, Confindustria, San Paolo, la Biennale di Venezia (1968-72), Cassina, Brionvega, Valenti e La Rinascente, dove ha modo di lavorare con Adriana Botti e con fotografi come Serge Libis, Aldo e Marirosa Ballo e Oliviero Toscani. Fra le altre collaborazioni, vanno ricordate quelle con Benetton (di nuovo accanto a Toscani), Prénatal, di cui fu consulente e art director, Croff, Feltrinelli, Sylvestre Bonnard, Archimede, Anabasi, Le Vespe e, dopo il duemila, col Museo Poldi Pezzoli e la Fondazione Feltrinelli. Un ruolo, quello di art director, che Gregorietti si conquista sul campo, mixando un rigoroso metodo di coordinamento d'immagine con una rara capacità narrativa, frutto della cultura del tempo e di molteplici influenze personali: il liberty e il déco così come il mondo dei fumetti e dell'illustrazione. Una lezione oggi raccolta da Gregorietti Associati, fondato assieme al figlio Matteo.