«Mi sento in pensione Gli assessori candidati sono più bravi di me»

L'ex sindaco oggi senatore dà i voti ai «fuoriclasse» della sua giunta che provano a contendersi Milano

Senatore Gabriele Albertini, era più bello fare il sindaco?

«Fare il sindaco è più impegnativo. Chi ha fatto il ministro mi ha confessato che si fa con una mano sola al confronto. Da sindaco hai responsabilità su tutto, di ogni tipo. Da senatore si lavora, ma sembra quasi un prepensionamento».

Pisapia ha accusato questa stanchezza?

«Giuliano ha uno o due anni più di me. Io ho iniziato a fare il sindaco a 47, lui ne avrebbe 67. Capisco che abbia passato la mano. Col senno di poi, fare il sindaco è uno di quei lavori che giustificano una vita, ma quando ci sei dentro sei come il calabrone che per le leggi della fisica non dovrebbe volare, anche se poi voli lo stesso».

Lei concederebbe i Giardini Montanelli alla Festa dell'Unità?

«Credo che dovrebbero pagare un bella cauzione. O andare da un'altra parte. Io farei così. Anzi, l'ho fatto, chiedendo una cauzione a Forza Italia, oltre che ai sindacati».

Ha riconsegnato Milano 9 anni fa. È migliorata?

«Allora abbiamo iniziato una strategia di sviluppo della città che ha lasciato evidenti segni: edifici, opere pubbliche e private, 11 milioni di metri quadrati. Le nostre piramidi. Expo ha dato un altro giro di volano. Milano la trovo in spolvero. Certo vive questa crisi ma vive un momento migliore rispetto ad altre città»

Le piramidi le ha costruite con una giunta di qualità.

«Il primo giorno della giunta ho scritto le mie dimissioni senza data ma con la causa. Agli assessori ho fatto fare un esame grafologico, chiedendo il parere di un esperto».

Almeno tre di quegli assessori sono candidati (forse loro malgrado) a fare il sindaco.

«Citando (e imitando, ndr ) Gianni Agnelli, posso dire di essere orgoglioso di una cosa: dei miei collaboratori. Quella giunta è passata alla storia perché ho scelto persone più brave di me. Io ho un solo vanto: averli scelti e tenuti insieme».

Vediamoli. Paolo Del Debbio?

«Una Formula Uno, con performance uniche per scatto e velocità e con un'elettronica delicata. A volte difficile da guidare. Dotatissimo, eccezionale per cultura, umanità, valori etici. Toscano, con un carattere difficile. In 5-6 anni abbiamo litigato una volta. Con i miei silenzi e i suoi improperi».

Luigi Casero.

«Molto metodico, molto equilibrato, razionale. Grande smussatore di angoli. Magnifico assessore al bilancio, con doti diplomatiche di grande incassatore nel momento di resistere ad emendamenti che avrebbero potuto scassare i conti».

Sergio Scalpelli.

«Geniale. Un vero enfant prodige . Colto, brillantissimo, il contrario del secchione, non si può dire che fosse un infaticabile sgobbone ma era un fulmine di intuizione e di simpatia. Era il nostro portavoce ombra».

Giulio Gallera.

«Molto serio, equilibrato. Fece il suo lavoro in modo più che dignitoso ma era molto giovane e, non certo per colpa sua, aveva deleghe di secondo piano rispetto a quelle dei cosiddetti “assessori intelligenti”».

Maurizio Lupi sarebbe un buon sindaco?

«Sarebbe perfetto. Fu protagonista della rigenerazione urbanistica della città. Era il mio candidato prima che la situazione volgesse al peggio con quella gogna mediatica da cui è uscito con dignità e lealtà. Il punto è se riesce a essere candidato di tutto il centrodestra. Altrimenti sarebbe uno spreco enorme».

Salvini non vuole alleanze con Ncd.

«Salvini è un movimentista. Ha iniziato al Leoncavallo ed è finito con Casa Pound. Viene mosso anche nelle foto. Ha numeri, voti, popolarità, poteva fare l'assessore, poi il ministro. Ha scelto una linea demagogica».

Al Senato lei sta accanto ad Antonio Azzollini. Ha votato convinto contro il suo arresto?

«Mi è bastato leggere la richiesta, contraddittoria e illogica. Io mi sentirei di assumere la responsabilità di Guardasigilli per contribuire a rigenerare la fallimentare giustizia. E non lesinerei l'azione disciplinare»

Lei oggi è in Area popolare, perché? E si rimprovera qualcosa? La candidatura del 2013, quella mancata del 2011?

«Sto in un'area che sta fra Salvini e la minoranza massimalista Pd. Candidarmi nel 2011? Ma sarei stato contro la Moratti. E poi fare il sindaco è irripetibile. Nel 2013 ho fatto la mia scelta».

E a Milano oggi cosa suggerirebbe?

«Un candidato del centrodestra sembra impossibile».

Un conto è Salvini contro Fiano, altro Majorino contro Del Debbio?

«Le personalità in campo cambiano tutto. Proprio così».