«Mia figlia da trent'anni vive fra buio e silenzio Ora posso abbracciarla»

Il dramma di una ragazza sordocieca e della sua mamma lontana Finalmente c'è un centro di cure in Lombardia: lei è la prima ospite

Carla, 78 anni, ha macinato chilometri su chilometri in macchina, un fine settimana sì e uno no. Per trent'anni. Sua figlia Laura, che oggi ha 47 anni, sordocieca, era ospite del centro di riabilitazione della Lega del Filo d'oro a Osimo, nelle Marche. E poter passare qualche ora con lei valeva ogni viaggio. Nebbia, neve o ghiaccio. «Rifarei tutto. Mio marito Elio - scherza Carla - dice che con tutti quegli avanti e indietro Milano-Osimo avremmo potuto fare il giro del mondo in auto».

Poi un giorno è arrivata la bella notizia: la Lega del Filo d'oro, le hanno detto, aprirà anche in Lombardia. Così è stato. Tanto che Laura è stata la prima ospite del nuovo centro di Lesmo, nel Monzese, ormai attivo da una decina di anni. Ora è tutto più facile e Carla, che in passato ha sofferto parecchio, adesso è più tranquilla: sa che quando lei e suo marito, 87 anni, non ci saranno più, Laura sarà in buone mani, in una «famiglia» che se ne prenderà cura. La ragazza, nata senza vista e senza udito a causa di una rosolia non diagnosticata durante le prime settimane della gravidanza, potrà proseguire il suo percorso protetta, come dai suoi genitori. Quarant'anni fa decidere di mettere la figlia disabile in un istituto non fu facile. Laura era una ragazzina e allontanare da casa i bimbi con difficoltà era considerata una vergogna. «C'era parecchia demagogia sulla questione - denuncia Carla -. Erano appena stati chiusi i manicomi. Rivolgersi a un centro specializzato veniva visto come una specie di ghettizzazione, così come in parecchi criticavano l'istituzione di scuole speciali. Sembrava ci volessimo sbarazzare della nostra bambina. Oggi per fortuna c'è una mentalità diversa». L'istituto ha aiutato molto Laura: le ha insegnato a masticare, a lavarsi da sola, a raggiungere quel briciolo di autonomia che l'ha fatta crescere. «Prima di entrare al centro - racconta Carla - ci sentivamo persi. Io avevo provato vari istituti ma 40 anni fa si ragionava a compartimenti stagni: c'era l'istituto per i ciechi, quello per i sordi. Quello per le deficienze mentali. Ma nulla che prendesse in considerazione le disabilità in toto. Poi siamo venuti a sapere dell'istituto di Osimo. E della sede di Lesmo, finalmente a mezz'ora da casa».

A Lesmo c'è il calore della famiglia, la sicurezza dell'assistenza sanitaria e gli stimoli giusti per i ragazzi con problemi simili a quelli di Laura: dall'ippoterapia ai laboratori occupazionali, dalle gite in fattoria a quelle nei boschi. Fra qualche settimana il centro aprirà le porte per la Giornata del sostenitore. Quest'anno, in occasione dell'Expo, l'evento si concentrerà sul tema del cibo e del suo ruolo nella riabilitazione delle persone sordocieche. Il gusto infatti, per chi presenta deficit sensoriali, diventa un prezioso canale attraverso cui poter conoscere il mondo. Il cibo permette di offrire continue sollecitazione olfattive e gustative che facilitano la strada verso l'autonomia di persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali di ogni età. La Lega, insomma, incentiva tutte le forme di comunicazione, utilizza tutti i canali «alternativi» a vista, udito e parola. La filosofia è una: nonostante la gravità delle loro pluriminorazioni, i bambini possono imparare a comunicare e a sviluppare un certo grado di autonomia raggiungendo una buona qualità della vita.

di Maria Sorbi