«La mia porta di Expo è bella e regala una piazza alla città»

Difende il suo progetto Alessandro Scandurra, architetto milanese, autore di Expo Gate, il punto informativo di Expo davanti al Castello. «Non appena il cantiere sarà concluso i milanesi capiranno la mia opera. E si renderanno conto che non occulta la visuale del Castello, anzi. È un edificio pubblico, spero quindi che venga condiviso. Il mio è un padiglione trasparente nel senso che non c'è nulla in mezzo, si può attraversare in qualunque momento e apre una grande prospettiva sul Castello».
Mi perdoni, ma largo Beltrami si può già attraversare...
«Attenzione si chiama via Beltrami, non piazza né largo. Diventerà una piazza con la mia opera. Io regalerò alla città una piazza che non c'era. Adesso è un parcheggio di taxi e di pullman turistici e basta, che non si può nemmeno attraversare, una sorta di melma grigia».
Si dice che la sua opera occluda la vista del cannocchiale ottico che dal Duomo arriva al Castello...
«Con il padiglione il Castello acquisterà importanza, è come se ci fossero due guardiani che lo difendono. La simmetria della doppia struttura richiama quella dei caselli daziari o quella dell'Arengario. Il mio gate non si impone ma accetta le potenzialità del luogo, pur rimanendo al servizio di Expo».
Philippe Daverio dice che il padiglione è stato pensato da un architetto che non conosce Milano
«Io sono milanese, ma Philippe Daverio non ha guardato i progetti scartati. Il mio è nato dalla volontà di radicamento nella città, gli altri rispondevano al bando, ma non tenevano conto del luogo. L'idea di sdoppiare il padiglione ha convinto la giuria: il mio progetto sottolinea la città, non la cancella. È pensato con un atteggiamento inclusivo, non di chiusura all'interno di se stessi, del padiglione. La forma è pensata al servizio della piazza pubblica. È uno spazio vitale che prelude a Expo, aperto al pubblico. Daverio ha guardato troppo alla forma».
In che senso?
«Gli storici dell'arte sono dei passatisti, non capiscono il presente, l'architettura contemporanea, che realizza luoghi di vita e non opere da guardare».
Daverio ha definito Expo Gate la «Tour Eiffel dei poveri»
«Io non mi rifaccio alla Tour Eiffel, ma alle strutture di Eiffel. Il padiglione è fatto da tralicci autoportanti, sono dei gusci che si appoggiano alla piazza. Richiama più che altro un'architettura gotica. Idealmente il disegno dei tubi, che non sono tubi Innocenti, riprende i salti di quota della torre del Filarete e i disegni formati dai getti d'acqua della fontana».
Vittorio Sgarbi l'ha chiamato «albero di Natale»
«No comment».
La sua opera verrà smontata alla fine di Expo...
«È stata pensata per essere smontata e rimontata con una giusta spesa. È uno spazio neutro, ha una forma iconica e astratta. Io non ho pensato un suo uso futuro. Expo e il Comune ascolteranno la città».