Il milanista e l'interista alleati per la droga di albanesi e calabresi

La base dei traffici era un circolo rossonero Arrestate 22 persone, sequestrati 600 chili

Cristina Bassi

Un sodalizio d'acciaio tra il milanista e l'interista, non certo allo stadio, ma sulla piazza dello spaccio. È l'insolito quadro descritto dall'indagine per traffico di droga che ieri ha portato all'arresto di 22 persone. Tra loro, Luca Lucci, capo della curva Sud del Milan, e Massimo Mandelli, uno dei responsabili degli steward volontari dell'Inter.

Le ordinanze sono state emesse dal gip a conclusione di un'inchiesta partita nel 2016 e coordinata dal pm Andrea Fraioli e dal procuratore aggiunto Laura Pedio. Le operazioni sono state affidate agli agenti del nucleo investigativo del commissariato Centro guidati da Ivo Morelli e Gianluca Cardile. Secondo la ricostruzione della polizia, Lucci, 37 anni, utilizzava la sede dell'associazione «Il Clan» di via Sacco e Vanzetti a Sesto San Giovanni come base per grossi carichi di sostanze stupefacenti. Il circolo, dove solitamente si ritrovano gli ultras rossoneri, era diventato lo snodo dei traffici illeciti. Durante le indagini è stato intercettato un tir con a bordo 250 chili tra hashish e marijuana provenienti dall'Albania e che dovevano essere stoccati in tre box a Sesto. Da qui poi il capo dei tifosi portava la droga nella sede dell'associazione. Non è stata documentata un'attività di spaccio all'interno dello stadio di San Siro durante le partite, ma gli inquirenti non la escludono. Mentre i pusher del quartiere di Baggio erano di sicuro alimentati dal gruppo. «Milano è la più grande piazza d'Europa», ha sottolineato Pedio.

Il ruolo di Mandelli invece sarebbe stato quello di collegamento tra il canale dei fornitori albanesi preferito da Lucci e il canale di approvvigionamento italiano, gestito dal 33enne pregiudicato di Vibo Valentia Luca Boscherino. Mandelli si riforniva sia dai trafficanti albanesi sia da quelli calabresi, anche se non sono emersi affari diretti tra le due organizzazioni. Al momento i due capi del gruppo albanese risultano ancora ricercati. Mentre per gli altri, tutti italiani tranne un romeno, l'ordine di arresto è stato eseguito. In totale sono quasi 600 i chili di droga sequestrati dalla polizia.

L'inchiesta è nata nel marzo del 2016 con l'arresto di Davide Panizza, trovato con mezzo chilo di marijuana e numerosi cellulari. Proprio partendo dai telefoni gli inquirenti hanno trovato una miniera di nomi, numeri e messaggi con gli accordi su luoghi e modi dello smercio. Durante le indagini sono stati intercettati 140 numeri di telefono, che hanno portato a elementi fondamentali per eseguire gli arresti. Dalla conversazione contenente la frase «Ciao amore, domani alle 3» ad esempio è partito il primo grosso sequestro di 120 chili di hashish (erano nel box di Panizza), 6 chili di cocaina pura all'80 per cento per un valore di messo milione di euro e 15mila euro in contanti. La droga arrivava da Spagna, Sud America e dal porto di Gioia Tauro. Panizza, che all'epoca del primo arresto era incensurato, potrebbe essere coinvolto anche nella gambizzazione di un emissario avvenuta in via Fleming il 15 febbraio 2017. Il movente forse una partita di droga non pagata.