MILANO

Complice probabilmente la gara per l'assegnazione dell'Expo 2015 negli ultimi tempi molti libri recenti passano al setaccio Milano, tracciando confronti tra un luminoso passato e un grigio presente. Marta Boneschi, con Milano. L'avventura di una città (Mondadori, pagg. 428, euro 20) in realtà nella sua ricognizione si arresta prima, all’inizio degli anni Settanta, quando «si apre uno periodo di ripiegamento e attesa. Milano rimane una grande borgata, incapace di diventare metropoli, incompresa dal resto del paese e incapace di far valere i suoi primati». Tuttavia «quando piegano la testa per circostanze indipendenti dalla loro volontà, è segno che i milanesi preparano una lunga, formidabile, ripresa».
Così è sempre stato, sembra dire la Boneschi, nei tre secoli, dal 1746 al 1970 circa, presi in esame: epoche di «storie, idee, battaglie che hanno fatto l'Italia», come recita il sottotitolo del volume. Dall’età dei lumi fino a piazza Fontana, l’appassionato ritratto di una città, Milano, attraverso le storie di personaggi noti o dimenticati: Clelia Borromeo, che diffonde il dibattito scientifico; Alessandro Manzoni, che scrive il primo grande romanzo popolare; Carlo Cattaneo, che paga con l'esilio le Cinque giornate; Giuseppe Colombo, che alleva una generazione di pionieri dell'industria...
A partire dal passaggio dalla signoria spagnola a quella austriaca, il 19 marzo 1746 appunto, quando Milano è svecchiata, laicizzata, volta a nuovi obiettivi. Tramontati gli Asburgo e diventata Milano parte del Regno d'Italia, la città «ricompone una nuova oligarchia all'insegna della moderazione in tutto salvo che nel fare soldi: la vecchia aristocrazia, si affianca a borghesotti, commercianti, professionisti e artisti». Negli ultimi decenni del 1800 e nei primi del 1900 «l'etica operosa di Milano vuole che il denaro serva a fare altro denaro e quindi è saggio impiegarlo per fondare aziende o per acquistare macchine ed è lungimirante investirlo nelle scuole per formare operai esperti, tecnici e imprenditori». Poi la Grande Guerra e il fascismo: il 23 marzo 1919 è «in una sala di piazza San Sepolcro» a Milano che Benito Mussolini proclama la nascita dei Fasci di combattimento». Nel 1931 «Milano è un ammasso di cemento e asfalto, un intrico di binari, una distesa di alveari affollati».
Negli anni Cinquanta uno dei simboli della città, la Scala, «è musica, voci, recitazione, costumi, pettegolezzi nei palchi, insomma un sogno di perfezione», ma «il vero primato milanese negli anni della modernizzazione è quello dell'accoglienza: i nuovi concittadini arrivano a frotte, soprattutto dal Sud. A metà del Novecento come cent'anni prima la cittadinanza si acquisisce lavorando». Tuttavia «la città non avrà la sede della Rai. È uno schiaffo, un aperto disconoscimento al ruolo civile e culturale di Milano. Ma non è il primo e non sarà neppure l'ultimo».