Milano in coda per salutare Giuseppe Rotelli

Volti noti come Bazoli, medici, dipendenti e gente comune hanno sfilato davanti alla salma dell'imprenditore

Era molto legato al «suo» ospedale, il professor Giuseppe Rotelli. Sì, perché nonostante la grande espansione dell'attività di famiglia, le molte altre strutture sanitarie, non ultima la rumorosa acquisizione del San Raffaele, Rotelli si è sempre identificato con il Policlinico San Donato, che aveva fondato nel 1969, quando ancora lavorava da giurista all'Università e faceva da consulente alla Regione. A San Donato ha scelto di essere curato e di trascorrere l'ultimo periodo della sua vita. Nell'aula magna del Policlinico, si svolgeranno i funerali domani mattina alle 11 e 30.

Qui è stata allestita la camera ardente. Rimarrà aperta ancora per tutta la giornata di oggi, domenica 30 giugno, dalle 11 alle 16. Sono arrivati dipendenti, medici, infermieri dal Policlinico e da tutti gli altri ospedali. Tra le personalità, è stato notato il banchiere Giovanni Bazoli, presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo. Bazoli e Rotelli si conoscevano da tanti anni, la loro amicizia era diventata ancora più stretta durante gli anni in cui la passione per l'editoria del professore lo aveva portato a essere il primo azionista di Rcs.

A vegliarlo nella camera ardente, durante l'intera giornata, è rimasta tutta la famiglia Rotelli, le persone che gli erano più care: la moglie, Giulia Gastaldi, con i tre figli Paolo, Marco e Giulia. Una vicenda imprenditoriale, la sua, in cui i legami familiari hanno un ruolo importante.

Si parte agli inizi del Novecento, con il nonno Marco Sacchi. Piccolo commerciante di generi alimentari, si espande sempre più, fonda la Comalco, riceve la medaglia d'oro dal ministero dell'Industria. Poi entra nella storia il marito della figlia, il medico Luigi Rotelli, papà di Giuseppe. È papà Luigi, insieme con il nonno Marco, a lanciarsi nell'avventura dell'Istituto di Cura Città di Pavia, capostipite degli ospedali della famiglia Rotelli. Muore nel 1992 dopo una lunga malattia nell'ospedale da lui fondato. Una scelta ripetuta oggi anche dal figlio, in intimo rispetto delle tradizioni familiari.

Il gruppo ha diciassette stabilimenti in Lombardia e uno in Emilia Romagna, 3.956 posti, 2477 medici specialisti, in tutto 9428 addetti. C'è il Galeazzi, la Madonnina. Ma la camera ardente è al Policlinico San Donato, primo amore. A salutarlo tutti gli amministratori delegati e il suo braccio destro, il professor Gabriele Pelissero.