Milano e i Sessanta

A palazzo Morando una mostra sul grande boom che generò movimenti storici tra design, arte e spettacolo

Favolosi Sessanta, ovvero il decennio che più di tutti ha forgiato l'identità di una Milano «locomotiva d'Italia». Quegli anni di grande fermento industriale, economico e culturale, arrestatisi bruscamente il 12 dicembre 1969 con l'attentato alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, sono ora celebrati a palazzo Morando con una significativa mostra di fotografie, manifesti, riviste, arredi e oggetti di design. L'esposizione è l'istantanea in bianco e nero di una città divisa tra il boom della ricostruzione e una tensione dipinta da scrittori e cineasti che, ai margini delle nebbiose guglie del Duomo, raccontarono storie di emarginati e di ras, di «poveri diavoli - scrisse Testori - che tirano la carretta in fabbrica ma anche di sfaccendati pronti a tutto, di prostitute e aspiranti campioni». Alle spinte per la ricostruzione post-bellica aveva fatto eco la voglia di diventare «altro», trasformando in realtà il sogno di una rinascita economica, morale ma anche culturale. La nuova «capitale delle idee» è raccontata in un excursus di immagini e oggetti che lanciò progettisti e accolse star internazionali, ma seppe anche cullare movimenti artistici che proprio qui segnarono pietre miliari nella storia del secondo Novecento. Un'euforia che fu spezzata in quel tragico pomeriggio del 12 dicembre 1969 quando la bomba alla Banca dell'Agricoltura di piazza Fontana uccise 17 persone, dando il via alla stagione degli anni di piombo. Anche quei giorni bui sono testimoniati dalle immagini di una folla attonita di migliaia di milanesi ai funerali sul sagrato del Duomo.

Prima di quella ferita, però, la città viaggiava sulla cresta di un fermento culturale che avrebbe messo le basi per la futura capitale della musica, del design, della pubblicità e anche della moda. La mostra di palazzo Morando, che è divisa in sei sezioni, parte con la documentazione del nuovo volto urbanistico che la metropoli va assumendo all'indomani della ricostruzione. Ecco le immagini dei nuovi edifici destinati a divenire simbolo, come il Pirellone di Gio Ponti, la Torre Velasca progettata dallo Studio BBPR, e molti altri. Erano, i Sessanta, anche gli anni dell'ultimazione dei nuovi quartieri periferici come Quarto Oggiaro, Gratosoglio, Comasina e Gallaratese, come pure della realizzazione delle tangenziali e di nuove strategiche tratte autostradali emblema del boom; primo fra tutti il collegamento sulla A-1 tra Milano e Piacenza. Il decennio in mostra battezzò i grandi nomi del design e della grafica pubblicitaria, dalla cui matita nacquero celebri brand per l'industria e per l'urbanistica; come il progetto di Bob Norda e Franco Albini per la Metropolitana Milanese. Nacquero così le grandi scuole di design sulla scia di pionieri come Bruno Munari, Achille Castiglioni, Vico Magistretti, Marco Zanuso. Grande era anche il fermento artistico che gravitava negli atelier e nelle osterie di Brera, trainato da gallerie d'arte come la Galleria Apollinaire di Guido Le Noci, la Galleria dell'Ariete di Beatrice Monti, la Galleria Blu di Peppino Palazzoli, la Galleria Milano di Carla Pellegrini, lo Studio Marconi e la Galleria del Naviglio di Carlo Cardazzo. Gli artisti - molti dei quali fecero la fortuna degli osti con cui scambiavano quadri per buoni cena - erano i nomi destinati a divenire oggi i più inaccessibili nel mercato dell'arte italiano: parliamo ovviamente di Lucio Fontana e Piero Manzoni, ma anche di Valerio Adami, Giuseppe Ajmone, Enrico Baj, Enrico Castellani, Alfredo Chighine, Roberto Crippa, Dadamaino, Lucio Del Pezzo, Gianni Dova, Emilio Scanavino, Paolo Scheggi e molti altri. I Sessanta significarono poi la nascita dei più celebri club musicali e di cabaret che fecero da palcoscenico agli indimenticabili Gaber e Jannacci. Anche i mostri sacri del jazz e del rock fecero a gara per esibirsi sotto la Madonnina. Memorabile il concerto di Billie Holiday del 1958 allo Smeraldo che spianò la strada alle ripetute visite di Duke Ellington, Thelonius Monk e Chet Baker; e poi, i grandi concerti dei Beatles al Vigorelli e dei Rolling Stones al Palalido rimasti per sempre nella storia.