«Milano laboratorio per la sicurezza tecnologica»

Il ministro Alfano in questura visita la «sala gestione grandi eventi»

Paola Fucilieri

Le forze dell'ordine milanesi - insieme a polizia municipale e vigili del fuoco - schierate nel cortile della questura sull'attenti; il prefetto Alessandro Marangoni circondato dal suo staff, il questore Antonio De Iesu con tutti i suoi funzionari, anche quelli delle varie specialità (compresi i cinofili del Reparto mobile), il comandante provinciale dei carabinieri Canio Giuseppe La Gala, molti comandanti delle principali stazioni dell'Arma. E il ministro dell'Interno Angelino Alfano. Accolto ieri pomeriggio in via Fatebenefratelli 11, in un contesto da grande occasione e, perché no, anche commovente. Soprattutto quando, visitando la centrale operativa e la «sala gestione grandi eventi» (dedicata al martire Vincenzo Raiola, l'agente scelto morto nella sparatoria di via Imbonati nel maggio del 1999, ndr) dell'Ufficio prevenzione generale (Upg), ha salutato in diretta tutti gli operatori delle «Volanti», le pattuglie in giro per la città, augurando loro un buon 2 giugno «anche se di lavoro» e non lesinando «forti abbracci» a coloro che, attraverso il loro operato giornaliero «garantiscono la sicurezza e danno la percezione della sicurezza».

Il numero uno del Viminale è venuto infatti per il 70esimo anniversario della Repubblica a ringraziare le forze dell'ordine di una città, Milano, che non ha esitato a definire «grande capitale tecnologica, che ha ospitato la Champions League garantendo uno straordinario servizio di sicurezza ed efficienza, terra di bellezza, lavoro, successo e fatica. Una città che ci ha regalato un Expo mafia free come avevamo promesso, che centra gli obiettivi».

Il presidio tecnologico e fisico garantito da Milano, definita da Alfano «laboratorio del Paese», invoglia a «investire nelle nuove tecnologie che riguardano la sicurezza, che garantisce e tiene alta la qualità della vita dei milanesi e la loro libertà».

Infine il ministro ha voluto sottolineare il senso di squadra che tiene unito il paese attraverso metafore calcistiche. «Facciamo tutti goal nella stessa porta avversaria e giochiamo insieme tutti uniti» ha dichiarato Alfano, parlando di quella che lui definisce una «squadra di stato», dello spirito di amicizia che la anima e della patria, «un termine che spesso non viene usato per pudore ma che io voglio adoperare».