Milano nel fango, rabbia e vergogna

Danni pesanti nell'alluvione, sotto accusa i ritardi. La Procura valuta il "disastro ambientale"

Case allagate, circolazione impossibile, interi quartieri senza corrente e isolati dal resto della città. Un violento temporale che mette in ginocchio Milano, e - puntuale - l'esondazione del Seveso che riversa migliaia di metri cubi d'acqua nelle strade. Infine, le puntuali polemiche e lo scaricabarile di rigore tra Comune e Regione. Ma le disastrose conseguenza del nubifragio che a partire dalla notte di martedì ha colpito il capoluogo lombardo potrebbero avere anche degli strascichi giudiziari. La Procura, infatti, sta valutando in queste ore se aprire un fascicolo per fare chiarezza sull'accaduto, e determinare eventuali responsabilità.

«Disastro ambientale colposo», è l'ipotesi di reato su cui potrebbero muoversi i magistrati del sesto dipartimento, quello che si occupa di infortuni e decessi sul lavoro, malattie professionali, colpa professionale medica e - appunto - reati contro l'ambiente. Un'idagine potrebbe partire d'ufficio, anche perché finora in Procura non sono giunti esposti o denunce dei residenti delle zone più colpite dall'esondazione. Ovvero, come semrpe in queste circostanze, il quartierfe Niguarda, ma anche moltre strade attorno a viale Zara, viale Fulvio Testi, piazza Carbonari e via Pepe, all'Isola. Bloccando la linea 5 della metropolitana, mandando nel caos più totale il traffico nella zona Nord della città, costringendo i milanesi ad andare a lavoro con i piedi avvolti nei sacchetti di plastica o scalzi con le scarpe in mano, o a proteggere negozi e cantine con i sacchi di sabbia. Spesso inutilmente. Una piena, quella del Seveso, che si è placata solo intorno alle 11, quando ormai in città era tempo di contare i danni, valutati in 7 milioni di euro.

E anche per questo il lavoro della procura potrebbe essere utile. Per capire, cioè, se esistono responsabilità in capo all'amministrazione comunale o a quella regionale, che in queste ore si stanno scambiando accuse reciproche. «La Regione non ci ha avvisati», fanno sapere da Palazzo Marino, sottolienando il ritardo nell'allarme lanciato dalla Protezione Civile. «Loro non hanno pensato alla manutenzione dei tombini», replicano dal Pirellone. Nel rimpallo di accuse, resta sullo sfondo il nodo irrisolto - e vecchio di decenni - di un fiume che ad ogni acquazzone o temporale di intensità un po' superiore alla media rischia di mettere in ginocchio un'intera città. Scolmatori, laminazioni e canali sono soluzioni sempre promesse e mai realizzate. Nel frattempo, piove e Milano si allaga.