Milano premia Renzi e boccia Grillo

Alle 23.01 inizia la lunga notte dello spoglio e i primi a festeggiare sono i leghisti. Nella storica roccaforte del Carroccio in via Bellerio si barricano ieri sera il segretario federale e capolista Matteo Salvini e gli altri esponenti lombardi per assistere agli scrutini. Se il dato nazionale ai primi exit poll li vede al 6,5%, nella Lombardia del governatore Roberto Maroni i lumbard si preparano al botto. A Milano città secondo le prime proiezioni (10% dei dati reali) avanza dal 6% delle regionali 2013 al 7,7 su in città, il risultato in provincia si aggirerebbe intorno al 13-15%. «Ci davano per morti e invece ci siamo» commenta a caldo Salvini. Che ha espresso da tempo la voglia di correre come prossimo sindaco di Milano, e nella città metropolitana forse non rimarrà un sogno. C'erano 11 liste e 220 candidati in corsa per le 20 poltrone assegnate alla circoscrizione Nord-Ovest che comprende Lombardia, Piemonte, Liguria e alle d'Aosta. I nomi arriveranno nella notte. Nelle prime ore del dopo voto gli occhi sono puntati soprattutto sui risultati di partito. Nel nuovo quartier generale di Forza Italia in via D'Aviano si riuniscono in serata con scorte di caffè il capolista Giovanni Toti, la coordinatrice regionale Maria Stella Gelmini insieme a esponenti nazionali e locali del partito azzurro, al primo test elettorale dopo il divorzio da Ncd. Insieme, come Pdl, avevano incassato a Milano alle regionali 2013 il 15,8%. Forza Italia tiene e aumenta. Divisa da Ncd si conferma secondo partito e passa da 15,8 al 17,1%, davanti ai 5 Stelle (introno al 15%, rispetto all'11,2 dell'anno scorso). Gli esponente del Nuovo Centrodestra si ritrovano in via Ceradini, vicino a piazzale Dateo, e davanti alle stesse schermate respirano la delusione, sono al 4,4% leggermente sopra la soglia di sbarramento. Perdono subito quota altre pretese di rimpasto in Regione.
Il segretario metropolitano del Pd Pietro Bussolati si raduna con i big Democratici in via Pergolesi. Aspettano e sperano che l'effetto Renzi trascini in alto la lista del partito anche a Milano e in Lombardia. Ed è una rivincita dopo il bagno di sangue (elettorale) di un anno fa alle regionali del candidato civico Umberto Ambrosoli contro il leghista Roberto Maroni. I primi risultati blindano il Pd come primo partito, a Milano passerebbe addirittura dal 25,8% al 44%%. Per il Giuliano Pisapia non potrà più ignorare le pretese del partito, si preparano tempi difficili per il sindaco.
Anche Beppe Grillo ha deciso di raggiungere Milano, per seguire lo spoglio delle Europee in diretta con il confondatore dei M5S Gianroberto Casaleggio. La scalata a primo partito rimane un bel sogno per ora. I grillini volevano centrare un buon risultato anche a Milano, manca solo un anno e mezzo al voto per il sindaco ed è già tempo di pesare le forze e le strategie future. Per ora sarebbero intorno al 15%, solo tre punti in più di un anno fa a Milano, ne perderebbe 5 nell'area metropolitana. Solo nella notte arriveranno le percentuali definitive del voto per le liste. Lo sbarramento del 4% tiene col fiato sospeso fino all'ultimo Fdi (a Milano sotto il 3%) o l'Altra Europa con Tsipras (qui sopra il 6%). Coi nomi dei candidati eletti si farà il bilancio anche delle forze interne ai partiti. In Ncd (e area Cl) c'è attesa per il risultato personale del ministro Maurizio Lupi e dei giovani supportati da Roberto Formigoni (l'«acchiappavoti» Massimiliano Salini) e Mario Mauro (il consigliere Matteo Forte).