A Milano il premio "Chef d'autore"

La competizione gastronomica è alla seconda edizione e si è tenuta nel celebre ristorante "Da Aimo e Nadia". È stata vinta da Fabio Sgrò

"Ho un pensiero che mi accompagna da quando sono bambino, il cibo non può essere solo carburante per il corpo. Mi chiamo Fabio Sgrò e forse faccio questo lavoro perchè da piccolo il mio gioco preferito era - come dice mia madre - cucinare le piante di casa... o forse perchè ho avuto la fortuna di nascere in un territorio che ha visto crescere grandi nomi come Massimo Cambia, Davide Palluda, Stefano Gallo e Fulvio Siccardi, maestri ed esempio per tanti nel settore. Ognuno di loro mi ha insegnato che cucinare deve essere un po' come un gioco, un'esperienza per tutti i nostri cinque sensi... Lo chef che più ammiro è Massimo Bottura..." racconta il vincitore del Premio Chef d'Autore che si è tenuto nel celebre ristorante milanese Aimo e Nadia alla presenza del critico gastronomico di Melaverde, Edoardo Raspelli.

E' stato OriginalItaaly.it. il portale dedicato all'Italia e alle sue eccellenze i cinque chef finalisti della seconda edizione di questo Premio prestigioso. Ad aggiudicarsi la sfida sono stati Francesco Fichera del Ristorante Shakti di Longiano (Fc); Simone Zambon, del Ristorante MoMa di Sesto Calende (Va); Ivan Berton, della Trattoria Berton di Padova; Domenico Leone, del Palazzo Plenilunio' di Rutiglaino (Ba), oltre a Isgrò.

Ad aprire la chermesse è stato Francesco Fichera che vive in continuo Pellegrinaggio tra Europa e Asia con il "filetto di maialino lardellato in segreto con tortino di pan di spagna, caponatina, salsa di mango, germogli di sango e pesto di rucola. Ha poi seguito lo chef Ivan Berton, affascinato anche lui sin da bambino dall'arte culinaria il cui ingrediente fondamentale è l'olio extra vergine d'oliva e il piatto che l'ha portato in finale è stato "Gnocchetti di patate viola con crema di asparagi verdi e gamberi in olio cottura", dove colori e sapori si sposano con fantasia. Con lo chef Fabio Sgrò si è assaggiato un accostamento inedito e intrigante proprio come tutta la sua filosofia. Con "Tortelli di farina di kamut ripieni d'anatra al rosmarino, con crema di raschera D.O.P. e mirtilli", Sgrò ha espresso tutta la sua sana follia nel giocare con ingredienti e sapori.

Lo chef Simone Zambon, la cui curiosità l'ha portato a innamorarsi perdutamente della cucina e a interrogarsi su come certi ingredienti mescolati insieme, creino un'armonia di sapori. In "Tonno in scatola con verdurine in olio cottura e pomodori confit" si rispecchiano i quattro capisaldi della sua cucina, curiosità, semplicità, passione e tradizione. E per chiudere lo chef Domenico Leone con la sua "Mellefoglie di mandorla all'esotico", nato dalla voglia di proporre la frutta come dessert che ha preso spunto per questo piatto da una ricerca di profumi e sapori provenienti da viaggi tra il Brasile e Bali.

Ciò che è certo è che il Premio Chef d'Autore rende omaggio all'Italia delle tradizioni, dall'antipasto al dessert è stato un vero trionfo di gusto, unicità e seduzione.

Il Premio oltre a rendere omaggio alla cucina nostrana, è nato dalla selezione di 280 chef tra gli oltre 3500 ristoranti italiani iscritti nel network di ricette servite in abbinamneto con i vini delle Cantine Contadi Castaldi, curatori per la parte enologica dell'evento, ognuna valutata tramite un punteggio assegnato in base a cinque criteri: creatività, presentazione, degustazione, complessità e tecniche di preparazione.

Fabio Sgrò che si è aggiudicato il Premio ha voluto aggiungere queste parole a tanta commozione e contentezza: "Trovavo simpatica l'idea di mangiare carne, frutta e formaggio insieme. Ho scelto i mirtilli perchè penso che aiutino a ripulire il palato dalla robustezza dei gusti dellanatra e del formaggio Raschera. La farina di Kamut è ricca di proteine....".

Così OriginalItaly ha celebrato la cucina e i sapore del Bel Paese. Come la rivoluzione della musica è nata dalle avanguardie, quella in cucina è l'espressione della ricerca ultima dei sapori rivisitati in se e mischiati, tanto da farne uscire nuove note di gusto.