24enne portata in Italia con l’inganno e costretta a prostituirsi

La triste storia di una giovane donna peruviana, che ha lasciato il proprio Paese convinta di venire in Italia per fare la babysitter. I suoi datori di lavoro l’hanno invece sequestrata e costretta a vendere il proprio corpo sotto minaccia: un incubo durato 4 mesi

È stata portata a Milano con l’inganno, la falsa prospettiva di un impiego da babysitter, ma una volta messo piede in Italia ha scoperto invece che i suoi aguzzini l’avevano destinata ad una vita da prostituta.

Questa la vicenda di una 24enne peruviana, costretta a vendere il proprio corpo da quelli che dovevano essere i suoi datori di lavoro. La giovane, che si era vista sottrarre il passaporto dalla coppia di malviventi, così da non poter fuggire, veniva obbligata a prostituirsi su una pagina web di incontri. Non le era stata data alcuna possibilità di scelta: i suoi carcerieri avevano minacciato di fare del male a suo figlio, rimasto in Perù, se avesse osato ribellarsi.

Letteralmente sequestrata all’interno dell’abitazione dei due criminali, un 31enne albanese ed una ecuadoregna di 30 anni, la vittima ha vissuto un calvario lungo ben quattro mesi.

Costantemente tenuta sotto controllo, riceveva le chiamate su un cellulare che le era stato dato dai suoi “padroni”, i quali si occupavano personalmente di scortarla a casa dei clienti di turno. Ogni prestazione veniva pagata intorno ai 100 euro, denaro che la 24enne non riceveva, ma che finiva direttamente nelle tasche degli aguzzini.

Altre volte, invece, erano i clienti a raggiungere la peruviana in via Barona, dove l’albanese e l’ecuadoregna vivevano con i figli di 2, 4 e 12 anni.

A spingere inconsapevolmente la 24enne nella trappola, una sua connazionale. I due malviventi avevano chiesto a quest’ultima se conoscesse qualcuno disponibile a badare ai loro tre figli, ed è in questa occasione che saltò fuori il nome della ragazza, giunta poi a Milano piena di speranze. Tutte le spese del viaggio erano state sostenute dai futuri datori di lavoro i quali, tuttavia, fin da subito avevano rivelato alla vittima le reali condizioni a cui sarebbe dovuta sottostare per ripagare il proprio debito. Come detto prima, l’incubo è terminato dopo quattro mesi, in cui la peruviana veniva obbligata ad avere occasionali rapporti sessuali spesso senza protezione, cosa che aveva addirittura comportato un ricovero per sospetta gravidanza. Grazie all’aiuto della stessa amica che in modo del tutto involontario l’aveva presentata ai suoi carnefici, la 24enne è riuscita infine a denunciare alla polizia tutte le violenze e gli abusi subiti.

I due responsabili sono stati pertanto arrestati con l’accusa di sequestro di persona e sfruttamento della prostituzione. In attesa del processo, l’albanese è finito dietro le sbarre del carcere, mentre la compagna si trova ai domiciliari. La delicata questione dei tre figli della coppia, presenti in casa durante gli incontri sessuali, è ora sotto la lente d’ingrandimento del tribunale dei minori di Milano. Le indagini vanno ancora avanti, per capire se la coppia fosse alla sua prima “esperienza” oppure se il medesimo modus operandi utilizzato ai danni della giovane peruviana fosse stato applicato in precedenza anche su altre donne.

La 24enne è stata ora affidata alle amorevoli cure di una comunità protetta.