Milano produttiva, fino a quando? l'intervento 2

(...) La seconda situazione – che riguarda una grande impresa di servizi con sede in pieno centro di Milano e diverse centinaia di dipendenti – è ancora peggiore: il «salto», in questo caso, sarà da 148.000 a 378.000 euro.
E visto che le disgrazie non vengono mai sole
a rendere più difficile la vita delle imprese a Milano, però, non è solo l'ultimo provvedimento dell'Amministrazione comunale.
Negli ultimi mesi hanno lasciato il segno anche l'addizionale Irpef (che aumenta il costo della vita soprattutto per le risorse qualificate di cui sono eternamente a caccia le imprese), l'introduzione dell'Area C (che suo malgrado ha dimostrato l'incomprimibilità del traffico di servizio, salvo il fatto di renderlo più oneroso), la tassa di soggiorno (che penalizza soprattutto le strutture ricettive più periferiche, visto che agli hotel dei comuni limitrofi la tassa non è applicata)…
L'Imu, insomma, è la classica «goccia che fa traboccare il vaso». Anzi, le «tre gocce»: il passaggio dall'Ici alla nuova imposta (ma qui il Comune non c'entra), l'applicazione dell'aliquota massima per le imprese industriali e di servizi, e il non inserimento di questo tipo di immobili tra le categorie produttive per cui l'aliquota è ridotta all'8,7 per mille, vedi voce artigianato e commercio.
In termini concettuali, viene da chiedersi perché i diversi operatori produttivi non dovrebbero avere la stessa dignità economica, e quindi identico trattamento impositivo, visto che concorrono tutti a creare valore, reddito e occupazione per il territorio.
A dirla in termini sostanziali, invece, la domanda è «dove vogliamo arrivare?». O meglio, «dove sta pensando di andare il Comune?». In una fase in cui anche la leva della fiscalità locale potrebbe giocare un ruolo sostanziale per far crescere la ripresa dell'economia, Milano rischia di ottenere l'esatto contrario.
I primi a traslocare nell'hinterland (qualcuno lo ha già fatto) saranno gli head quarters delle multinazionali, gli stessi che finora sono stati un punto di forza – e un fattore di attrazione – della città. Le aziende non ci metteranno molto a seguirli, appena si saranno fatte due conti. E i servizi alle imprese e gli studi professionali potrebbero, a ruota, fare altrettanto.
Altro che Milano produttiva. Se va avanti così, resterà un centro residenziale per pochi. Rinunciando, oltre che agli insediamenti produttivi (ma anche servizi qualificati, centri direzionali e di ricerca), a quella cultura produttiva per cui è nota e stimata nel mondo.
*Direttore Generale Assolombarda