Da Milano il re del pesce ha sbancato anche la Liguria

Il patron della «Langosteria» racconta la sua nuova avventura nella spiaggia più esclusiva di Portofino

C'è un vecchio proverbio ligure che dice «Se Milàn o l'avesse o porto, de Zena ne faieran' n orto»: se Milano avesse il porto, di Genova ne farebbero un orto. Milano un porto non ce l'ha ancora, ma anche i liguri sanno che sotto la Madonnina arriva ogni giorno il pesce migliore e più fresco d'Italia. Chissà allora che facce avranno fatto da Santa Margherita a Portofino nel vedere sul lido di Paraggi, il più bello ed esclusivo del Tigullio, l'apertura in pompa magna del ristorante Langosteria, re incontrastato del pesce a Milano. Anche perchè il patron Enrico Buonocore, abilissimo imprenditore abituato a servire cruditè e crostacei ai vip della città di Expo, anche sulla riva ligure ha voluto fare le cose in grande. Ovvero un ristorante esclusivo a bordo spiaggia in stile Saint Tropez con l'obiettivo di accogliere il turismo più esigente e, nel prossimo futuro, i naviganti di lusso di passaggio nell'incantevole golfo che un tempo era anche una meta top. Prima del declino, testimoniato dai grandi alberghi rimasti fermi ai fasti degli anni Settanta e da un'offerta turistico-balneare che non si è mai rinnovata, ristorazione compresa. «A noi ci ha fregato quarant'anni fa l'Aga Khan con la Costa Smeralda» mugugna Gianluigi Campodonico, proprietario da sempre dei Bagni Fiore di Paraggi che da oggi ospita la nuova Langosteria, già pronta a rilevare l'intero lido. «In realtà questo è un angolo di paradiso che non ha nulla da invidiare nè alla Costa Smeralda nè alla Costa Azzurra; deve solo recuperare lo splendore perduto» dice Buonocore, quarant'anni appena compiuti, dieci anni di successi con i suoi ristoranti milanesi dove prenotare un tavolo è un'impresa in tutti i suoi locali: dal capostipite di via Savona, al Bistrot di via Bobbio, al Langosteria Cafè in corso Vittorio Emanuele. Qualche numero può forse spiegare meglio il successo: 10 milioni di euro totali di fatturato, 3.200 coperti a settimana sulle tre sedi, 400 kg di scampi consumati ogni mese, 3.000 ostriche aperte in una settimana nel solo ristorante del quartiere Tortona. E i suoi clienti abituati alle specialità ittiche più fresche e pregiate sul mercato - dai grand plateau di ostriche e scampi reali all'astice blu americano al «king crab» dell'Alaska - sanno che nel golfo del Tigullio non è esattamente venuto a portare «il carbone a Newcastle», come recita il detto. E non teme neppure le gelosie che, da queste parti, sono pericolose. «Ho già conosciuto quasi tutti i colleghi della zona che, almeno apparentemente, mi hanno accolto bene mettendo però le mani avanti: beh, lei è un vero ristoratore, le nostre sono solo trattorie.... Io non voglio dare lezioni a nessuno, ma qui serve un cambio di mentalità, pur con il dovuto tatto». Anche perchè tutti ricordano che da queste parti anche Flavio Briatore - quello del Billionaire - dovette gettare la spugna nel tentativo di rivoluzionare la costa.

Per non sbagliare, il patron di Langosteria ha portato a Paraggi tutto personale milanese: una brigata di 42 persone in uniforme che lui stesso ha disegnato, a disposizione della clientela della spiaggia più bella (e più cara) del Tigullio con menù ad hoc per ogni ora del giorno. E il pesce? Pure quello, per due terzi, arriva fresco dai suoi fornitori di Milano, e solo per un terzo da Genova. «Comunque nel menù do spazio anche alle eccellenze locali, come i famosi gamberi di Santa Margherita, il vermentino ligure e perfino la famosa focaccia di Manuelina di Recco fatta al momento». Un investimento milionario che sta già dando i suoi frutti visto che, malgrado prezzi non proprio popolari, il locale sarebbe già quasi sempre «sold out».