Milano: uccide la moglie malata, poi si toglie la vita

La donna era ricoverata da due mesi per un ictus. L'uomo le ha sparato in clinica, prima di suicidarsi

Prima ha sparato alla moglie gravemente malata, poi si è tolto la vita al suo capezzale. È successo questa mattina a Paderno Dugnano (Milano), nella clinica Benardelli dove la donna era ricoverata da due mese, da quando cioè era stata colpita da un ictus.

L'uomo, Giancarlo Bpcciarelli di 76 anni, era un gioielliere in pensione e non ha retto al peso della grave malattia che aveva colpito la moglie Anna, di tre anni più anziana di lui. Nelle scorse settimane - raccontano - si era detto preoccupato per la moglie. Così intorno alle 11 è entrato nella stanza della moglie e l'ha colpita con un colpo al cuore. Poi ha rivolto l'arma, regolarmente detenuta, contro se stesso e ha premuto di nuovo il grilletto. 

Commenti

lorenzo464

Gio, 02/01/2014 - 16:05

ma non sapete nemmeno che Paderno Dugnano è da sempre un comune autonomo? A Milano non è stato ammazzato nessuno, anche se Pisapia ha tolto i parà dalla strade...

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wilfredoc47

Gio, 02/01/2014 - 16:26

Al giorno d'oggi, quando si imbocca una strada come quella toccata a questa famiglia, è difficilissimo disporre di un'ancora che ti trattenga. Sembra una soluzione disperata, è invece di fredda razionalità e, soprattutto, la più comoda per chi resta. Nulla verrà ascritto a questo signore, lassù sanno come giudicare. Saluti

Ritratto di wilfredoc47

wilfredoc47

Gio, 02/01/2014 - 16:27

@LORENZO464: ??????????

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lettore57

Gio, 02/01/2014 - 16:39

@lorenzo464 esagerato con i brindisi? comune autonomo va anche bene ma provincia ancora non è :D

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stock47

Ven, 03/01/2014 - 01:07

E' un dolore apprendere certe situazioni e le scelte che vengono fatte. In Italia, tuttavia, lo Stato non ha più la capacità di supportare situazioni come queste, lasciando gli individui soli ad affrontare un destino infame, impossibile da risolvere con le forze di persone anziane. Una persona di quell'età e in quella situazione si trova ad affrontare un lungo cammino doloroso verso la morte e senza nessuna dignità personale, che la malattia grave toglie a qualsiasi uomo o donna. Ad un certo punto, un essere umano posto in queste condizioni, sente l'inutilità di continuare a vivere, sia per la sua compagna che per sè stesso, e trova che sia più dignitoso morire subito che affrontare un calvario in cui il rispetto per la sua compagna e per sè stesso non esiste più. Pur essendo contrario al suicidio, non posso non rispettare la scelta di quell'uomo per la sua compagna e per sè stesso.

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wilfredoc47

Ven, 03/01/2014 - 10:04

@STOCK47: Lo stato non ha mai supportato queste situazioni. E' la famiglia come rifugio per tutti i suoi membri che non esiste più. Era il suo calore che risolveva, non sempre ma spesso, i problemi. Buon anno