Dalla minigonna alla tattoomania: 50 anni d'Italia nei clic al femminile

Apre al MuFoC o di Cinisello un'esposizione di 150 fotografie d'arte

Simone Finotti

Dal boom alla crisi, dalla minigonna alla «tattoo-mania». In altre parole, dal 1965 al 2015. Cinquant'anni della nostra storia raccontati attraverso «quello che le donne fotografano». Li riviviamo in Triennale fino all'8 gennaio, seguendo i mille fili rossi - anzi, rosa - della mostra «L'altro sguardo, Fotografie italiane 1965-2015», una selezione di oltre 150 tra scatti e libri fotografici al femminile provenienti dalla collezione Donata Pizzi del museo della Fotografia Contemporanea di Cinisello.

Rilanciato dalla partecipazione alla XXI Triennale, il MuFoCo è uno scrigno di tesori fotografici che raccontano, attraverso le immagini, come siamo cambiati. E cambiate. L'esposizione, a cura di Raffaella Perna, indaga attraverso l'obiettivo di fotografe, reporter e artiste di generazioni diverse un cinquantennio che ha cambiato l'Italia.

Due repubbliche e mezzo viste dalle donne, e immortalate in un viaggio emozionante tra memorie individuali e collettive che ci porta dai lavori pionieristici di Paola Agosti, che esordì poco più che ventenne e fotografò dai contadini langaroli ai carismatici leader di mezzo mondo, a quelli di Augusta Conchiglia (belli i reportage dall'Angola, 1969), Lisetta Carmi (dissacrante la serie dei «Travestiti», 1965-71), Carla Cerati (toccanti le foto dall'Ospedale psichiatrico di Gorizia, 1968), Paola Mattioli (che nel '74 lancia la provocazione «Cosa ne pensi del femminismo?»), Marialba Russo (evocativa la serie «L'incanto»), sino alle sperimentazioni degli ultimi anni come quelle di Alessandra Spranzi, di cui sono esposte le xerocopie dalle serie «Io?», «Tornando a casa» e «Cose che accadono». O la recentissima «Ragazza tatuata» di Giada Ripa, che rievoca il Giappone di Felice Beato.

Interessante come Elisabetta Catalano vedeva Andy Warhol, colto nel salotto di Luisa Spagnoli (1973). Molto intenso il ritratto di Ezra Pound a Rapallo (Carmi, 1966), sorridente il volto di Umberto Eco a un vernissage milanese del 1971 (Cerati). Tutt'altro dagli sguardi tesi e complici dei «brigatisti in gabbia» di Giovanna Borgese per la serie «Un paese in tribunale» (1980-83). E ancora le indagini di Gabriella Mercadini negli anni della lotta per l'aborto e, all'opposto, la mercificazione del corpo femminile nelle «Pin up» di Lucia Marcucci (1965).