«Il mio bar in Darsena non è pronto? Il Comune mi ha imposto di aprire»

Lui la chiama «La Ferrari che ancora non cammina». E infatti domenica 26 aprile, giorno di inaugurazione della Nuova Darsena, Michele Sterlazzi non voleva aprire il nuovo bar all'estremità del mercato rionale e affacciato sul corso d'acqua. E il lunedì dopo era deciso a chiudere per working in progress , lavori in corso. Il Comune, però gli ha imposto di offrire un servizio alla gente. «Lo so bene che secondo il bando della gara indetta da Palazzo Marino, e che la mia società ha vinto tre mesi fa, il locale che ci si aspetta è un piccolo gioiello: è giusto che la piazza abbia il locale che si merita - fa notare questo 49enne brillante, imprenditore della ristorazione residente a Bardolino e attivo nel settore da 18 anni -. Tuttavia, e il Comune questo lo sa bene, siamo stati costretti a chiedere una proroga sui lavori per ragioni strutturali. No, non ci sono strutture pericolanti. In questi mesi abbiamo avuto però mille difficoltà, mille problemi, soprattutto burocratici, tant'è che ci siamo messi nelle mani di uno studio legale che ci tuteli a livello d'immagine. Basti pensare che il voltaggio dell'elettricità o i ganci per il soffitto non sono conformi ai parametri di legge. E non abbiamo ancora avuto i permessi per mettere il plateatico, gli ombrelloni e le tende, più tutta una serie di disservizi. Nonostante questo il bar è sempre pieno, seppur ancora distante come struttura definitiva da quella che abbiamo in mente».

Sterlazzi promette che a partire dalla metà di giugno non solo la qualità e la varietà del cibo saranno elevati, ma anche l'estetica del locale (ora diviso a metà da una anti estetica paratia di legno chiaro che crea un corridoio striminzito non certo degno del locale che doveva essere e sarà) e in particolare gli appuntamenti saranno à la page .

«Sono già in programma serate di musica jazz e soul a tema, musica d'autore. Per il locale è previsto un profilo di classe sia tra la mattina e il pomeriggio, quando la clientela è soprattutto quella delle famiglie e, a maggior ragione, la sera in piazza. Chi mi critica sappia che l'invidia è un buon veicolo di pubblicità. E che qui in Darsena non ci saranno bionde procaci alla consolle!».