Mobili e design per tutti, miniguida al Salone

Visitatori: è record Quest’anno sono il 30% in più rispetto al 2005

Serena Coppetti

Tra le code, gli ingorghi, le polemiche sul traffico e dintorni il Salone del mobile è alle sue ultime ventiquattro ore. Domani la chiusura, oggi l’apertura a tutti. Apre alle 9 chiude alle 19. Il biglietto costa 18 euro. Sono attese circa ventimila persone di non addetti ai lavori che andranno a gonfiare ancora di più i numeri - già alti - di questa gigantesca Fiera. Gli organizzatori prudentemente non vogliono sbilanciarsi in cifre, ma ammettono che i visitatori sono almeno un terzo in più rispetto agli anni scorsi (il dato, era di 200mila persone). Resta l’incognita di oggi. E se il dato degli stranieri - in crescita - tenderà a restare invariato, qualche variazione potrebbe esserci per gli italiani. «Magari - commentano in Fiera - potrebbero essere già venuti tutti e oggi sono già pronti a tornare a casa a votare». Già perché in mezzo alla kermesse-Salone c’è pure il voto. Qualcuno aveva chiesto la possibilità di mettere un seggio in Fiera ma la proposta era stata ritenuta irrealizzabile. L’affluenza comunque resta massiccia tanto da far esclamare in coro a Rosario Messina, Manlio Armellini (rispettivamente presidente e amministratore delegato Cosmit) e Luigi Roth, commissario della Fondazione Fiera Milano «meno male che eravamo a Rho Pero». E c’è da credergli. Perché se il via vai di traffico ha sollevato un mezzo polverone quaggiù, su questo milione di metri quadrati appena sistemati, chissà cosa avrebbe provocato alla vecchia fiera. Ieri a lamentarsi sono stati anche i tassisti che all’ora di chiusura della Fiera si sono trovati ad attendere i passeggeri fuori dal parcheggio a loro riservato. Una coda di auto che i vigili hanno tempestivamente multato. Immediata la protesta di tutti i taxi in sosta che per un’oretta non hanno fatto salire a bordo nessuno. Ma «ridurre il Salone ai problemi logistici è riduttivo», spiegano ancora gli organizzatori che a giusta ragione si vantano di avere reso Milano per cinque giorni capitale europea con un evento che «pare sia riuscito quasi a nascondere la crisi economica».