La moda «pop» conquista Milano

Anna Wintour fra la folla di via Sant'Andrea, Giorgio Armani sommerso dai flash, Roberto Cavalli assediato ai fan. E poi orde di ragazzi (e ragazze) in coda per un autografo di Elisabetta Canalis in Vittorio Emanuele fuori dal negozio Stroili (e lei che si lanciava nella folla), via Solferino bloccata all'arrivo di Belen. Boutique aperte in tutto il centro (oltre 500), cocktail e musica, balli e spettacoli on the road, concerti e flash mob: la moda diventa pop. Si apre alla gente. «Siamo orgogliosi di continuare a dare il nostro sostegno al mercato della moda coinvolgendo migliaia di persone», dice entusiasta la direttrice di Vogue Italia Franca Sozzani, fautrice della Fashion's Night Out, andata in scena martedì sera. Per la prima volta alla vigilia della settimana della moda iniziata ieri, proprio con l'intento di rendere la moda più popolare. E coinvolgere tutti. Come succede con il fuorisalone. Un'edizione più fortunata (e pop) delle altre, con le boutique che si sono trasformate in locali fashion, e poi i gadget e gli accessori (griffati ma a prezzi mini) andati a ruba, segno che la gente ha ancora voglia di shopping. Meno vip ma più giovani sotto i riflettori. «Una serata meravigliosa, il contatto con il grande pubblico ti insegna molto», dice Daniele Carlotta: lanciato da Vogue, martedì esponeva in via Spiga, ieri ha debuttato a Milano Moda Donna con una collezione strepitosa (domani tutti parleranno di lui come stilista di Belen: i due abiti delle nozze sono suoi). I giovani sono tanti, e molti faranno sfilate open: a Palazzo Giureconsulti, e in zona Tortona (la zona del design) dove i talenti delle scuole di moda si presentano al pubblico. Molte le iniziative aperte al grande pubblico: le mostre di Valentina Cortese con i suoi abiti e Anna Piaggi con i suoi cappelli (da domenica) a Palazzo Morando, la mostra on the road in via Mercanti del fashion blogger più famoso del mondo, Scott Schuman, e quella di Via Spiga che (da domani) catapulterà i milanesi nel passato. E ancora, gli i blogger e i piatti gourmet al Carlyle di Brera, e i piatti fashion della «Mondadori food experience» da sabato in via Tortona 35. Le sfilate, quelle no, non saranno mai open, ma si possono guardare attraverso i maxi schermi del centro. Ma attenzione, è solo l'inizio: «Milano si deve svegliare», dice Renzo Rosso nel backstage della sfilata di DSquared2. «E' perfetta per lavorare ma non è una città da vivere, non ci sono locali sempre aperti, manca l'entertainment, e c'è troppa burocrazia!». Il Comune dice che si sta muovendo? «Abbiamo incontrato Pisapia per manifestare la necessità di cominciare a lavorare sull'indotto: dalla viabilità agli aeroporti, sarebbe un peccato che altri Paesi ci portassero via questa grande cultura e know how che abbiamo! Londra e New York ci stanno superando, Milano si sta spegnendo e non possiamo permettercelo». La soluzione? «Dialogare con le istituzioni, e per questo aspettiamo il nuovo Ceo di Camera Moda». Il fuorisalone? «È la cosa più bella che abbiamo in questa città, dovremmo imparare molto dal design. Certo, la moda aperta a tutti è impossibile, ma si può fare entertainment: in fondo pensiamo sempre alla moda come a quei pochi brand del lusso, ma è fatta anche di marchi piccoli, ognuno può creare il proprio modo di comunicare, per intrattenere. E creare energie».