«Molto vicini alla vittoria» E Berlusconi chiama Parisi

Il candidato di centrodestra con i cittadini di Bonola «Mi ha telefonato Silvio per tranquillizzarci. Sta bene»

Alberto Giannoni

Il centrodestra resta dove è partita la sua corsa elettorale: in mezzo alla gente, in quei quartieri che vorrebbe non chiamare più periferie. Ci resta al fianco il candidato sindaco Stefano Parisi, che ieri a Bonola ha risposto alle domande dei cittadini nel corso di un incontro moderato dal giornalista (ed ex assessore) Paolo Del Debbio. E ci resta idealmente con Silvio Berlusconi, che proprio dai quartieri ha lanciato questa campagna delle Comunali (allora erano Baggio e Lorenteggio). Il leader di Forza Italia, dall'ospedale San Raffaele, non ha fatto mancare il suo sostegno. Sabato ha telefonato a Parisi, che ieri - davanti agli elettori - ha raccontato la conversazione: «Ieri sera mi ha chiamato Silvio Berlusconi per tranquillizzarci tutti - ha riferito il candidato sindaco - ha una voce ottima vedrete che è molto più forte di fibra di quello che immaginate». Dalla piazza che ospitava l'incontro è partito un applauso. «Un abbraccio e un augurio» ha detto insieme a Parisi, il conduttore tv Del Debbio, che da parte sua, nel suo stile brillante e sincero, non ha fatto mancare alla gente la sua opinione sulla contesa elettorale in corso: la scelta - ha spiegato in pratica - è fra ciò che dice Parisi e ciò che hanno fatto gli altri, se le promesse del candidato che fa riferimento all'amministrazione uscente (cioè Sala) sono diverse dai fatti dell'amministrazione uscente, allora si rischia di passare «da bischeri» (toscanismo che non richiede traduzione).

Un tono lieve, ironico e auto-ironico ha dominato l'intero incontro (con Gabriele Albertini che alla fine ha scherzosamente imitato l'ex ministro Giulio Tremonti). Il tutto (comprese le battute fra Parisi e Del Debbio) è perfettamente in linea con lo stile di Parisi, che in queste settimane si è mostrato serio e preparato sui problemi di Milano, trasmettendo però un'impressione di autenticità ed empatia (per qualcuno un possibile fattore del risultato finale).

Ad ascoltarlo, ieri, c'erano tutti i big dei partiti che lo sostengono. I «fenomeni» delle preferenze di domenica, come gli azzurri Mariastella Gelmini, Pietro Tatarella e Gianluca Comazzi, il popolare Matteo Forte con Maurizio Lupi, il leghista Alessandro Morelli e Riccardo De Corato che per un attimo è salito sul palco per parlare di sicurezza. E poi i coordinatori di Fi Fabio Altitonante e della Lega Davide Boni. E tanti altri ancora.

Parisi è ottimista e si vede: «È molto probabile che noi domenica vinciamo» ha detto. Negli umori della città dopo il voto di domenica, l'ex manager legge tanta voglia di cambiare. È questa la chiave con cui guarda al rapporto con chi il 5 giugno è rimasto a casa o ha votato altri. «Credo che tutti quelli che vogliono il cambiamento guardino a noi - ha detto - E sono la maggioranza». «Domenica bisogna andare tutti a votare perché dobbiamo cambiare la città - ha concluso - Per questo dovete impegnarvi domenica prossima e io vi prometto che nei prossimi cinque anni faremo scintille».

Odia la retorica, Parisi, e non lo nasconde. Rifiuta di usare i classici argomenti da campagna elettorale. È semplice, chiaro. Come le proposte, ormai note, che rivolge alla città

sulla sicurezza (vigili di quartiere), la sussidiarietà, la legalità. Parisi promette sgomberi per gli abusivi. Spiega che l'eventuale moschea deve soddisfare requisiti molto stringenti (e in ogni caso non sarà nella vicina Lampugnano). Quanto al sociale e ai trasporti, poi, la sua sintesi è l'arma più efficace: «Avete presente Majorino e Maran? Io farò l'opposto».