Il mondo in un trancio di pizza La Schira racconta Spontini

L'artista emiliano interviene nella sede dell'istituto bancario Negli uffici, «muri digitali» sui temi del fuoco e dell'acqua

Alle 18 alla Biblioteca Braidense verrà presentato alle 18 il volume cge racconta i 60 anni della Pizzeria Spontini, fra sapori, incontri e ricordi. Autrice del libro (Rizzoli) voluto dal patron Massimo Innocenti è Roberta Schira. In 160 pagine è raccontata la storia della Spontini Holding: 6 negozi a Milano, uno a Monza, altri in apertura a Tokyo e Dubai. Ne ha fatta di strada il trancio che esordì nel 1953, al numero 4 di una traversa di corso Buenos Aires, quella dedicata al musicista Gaspare Luigi Pacifico Spontini. Una storia italiana, raccontata attraverso una lunga intervista a Massimo Innocenti.

La vocazione neomecenatistica delle banche, che a Milano vanta una solida tradizione (basti pensare alle Gallerie d'Italia), lancia un nuovo segnale nell'esperienza di Banca Generali che ha piuntato su un testimonial altisonante, Fabrizio Plessi. L'artista emiliano è noto al grande pubblico per le sue scenografiche installazioni digitali, memorabile quella realizzata nel Duemila per il padiglione italiano all'Expo di Hannover, un «Mare blu verticale» in flusso continuo; nel 2011, al Padiglione Venezia della 54ª Biennale, le sue cascate virtuali furono invece proiettate all'interno di una serie di imbarcazioni rovesciate. Per non parlare di quando a Venezia, sua città di adozione, «accese» tutte le finestre dei palazzi affacciati su piazza San Marco nell'opera Waterfire . «Gli elementi primordiali, soprattutto l'acqua e il fuoco, sono sempre stati i temi su cui ho sviluppato i miei interventi ambientali - racconta Plessi - sfruttando quasi sempre la chiave site specific , ovvero architetture e oggetti preesistenti; per questo, quando la Generali Private Banking mi ha chiesto di intervenire nei suoi uffici ho avuto un attimo di defaillance». Subito superata, ça va sans dire , semplicemente modificando i media ma lasciando intatta la potenza emozionale che costraddistingue il suo lavoro.

Detto fatto. In questi giorni (su appuntamento) merita una visita la sede dell'istituto creditizio di piazza S. Alessandro dove, già nel porticato del cortile interno, si viene accolti da quattro totem fiammeggianti dal rosso al violetto passando per il blu oltremare. Il percorso multimediale continua sullo scalone che dà accesso agli uffici. Qui, paradossalmente, l'impatto vulcanico dei suoi quadri in movimento assume un impatto ancor maggiore in dissonanza con la sobrietà delle scrivanie a cui si continua a lavorare. Plessi gioca con i suoi paradigmi tra cascate torrenziali, fiumi di lava incandescente ma anche con l'elemento testuale - la parola «Art» - che incornicia i video alle pareti. L'elemento sonoro, lo scoscio delle acque o il crepitìo della fiamme, rendono più suggestivo l'envinroment e lo spiazzamento è garantito. «È la prima volta che incornicio i miei video a parete - dice l'artista - ma in un luogo come questo non poteva essere altrimenti». Alla domanda sul perchè proprio Plessi, è lo stesso artista a rispondere: «Generali ha appena completato l'intero processo di digitalizzazione e chi meglio di un artista digitale come me poteva dialogare su questo tema?». Per il blasonato artista settantacinquenne il 2015 è un altro anno da incorniciare. A Milano, in occasione del Fuorisalone del Design, ha inaugurato la sua «Foresta blu» presso la Contemporary Exhibition Hall dello Iulm. Contemporaneamente, la sua Venezia lo celebra con una doppia mostra: quella di Ca'd'Oro, una serie di schermi incastonati all'interno di diversi tavoli che proiettano immagini acquatiche, e l'installazione alle Tese dell'Arsenale dal titolo emblematico di «Liquid Life».