Monteverdi e Caravaggio, musica da «vedere»

Le partiture del compositore e i quadri del pittore in una mostra al museo del Violino

Una serie di celebrazioni musicali e artistiche ricordano il 450esimo anniversario della nascita del compositore Claudio Monteverdi. A Cremona, città che gli diede i natali, è in programma una mostra speciale dal titolo Monteverdi e Caravaggio, sonar stromenti e figurar la musica. L'esposizione si concluderà il 23 luglio al Museo del violino di Cremona dove sarà ricostruita l'orchestra dell'Orfeo attraverso l'esposizione degli strumenti originali dell'epoca, selezionati seguendo le indicazioni annotate nelle prime edizioni a stampa dell'opera, eseguita la prima volta esattamente 410 anni fa.

Particolare attenzione, in questa mostra, è stata data alla ricerca di esemplari conservati o riportati, grazie al restauro, senza gli interventi che nei secoli successivi si sono rivelati necessari per affrontare i repertori del '700 e dell'800. Applicazioni multimediali permetteranno di ascoltare il suono di ognuno di essi per conoscerne il timbro e identificarne il ruolo nella trama musicale e simbolica dell'Orfeo. Durante la mostra sarà possibile anche ripercorrere la nascita del violino grazie alla famiglia cremonese Amati e rileggere il contributo della scuola bresciana, testimoniata dall'opera di Gasparo da Salò, la cui viola tenore con montatura barocca arriva con altri preziosi prestiti dall'Ashmolean Museum di Oxford e di Giovanni Paolo Maggini di cui sarà esposto un magnifico contrabbasso del 1610, con altri preziosi strumenti di scuola veneziana, terzo straordinario centro di produzione di strumenti musicali dell'epoca.

Non solo strumenti musicali, però. Grande spazio viene dato anche alla pittura. A Cremona sarà esposto «Il Suonatore di Liuto» di Caravaggio, proveniente da una collezione privata e con una storia affascinante: il dipinto fu realizzato nel 1597 da Caravaggio per il cardinal Del Monte e venne comprato dal Duca di Beaufort nel 1726-1737, poi portato a Badminton House nel Gloucestershire, dove è rimasto per due secoli e mezzo, per essere venduto nel 1969 come una copia.

La natura morta del pittore bergamasco è simile a quella utilizzata da Caravaggio per il «Ragazzo morso da un ramarro» e rivela una brillante osservazione degli effetti della luce sul vetro e attraverso l'acqua. Tutto viene rappresentato con un'eccezionale accuratezza, al punto da poter quasi determinare non solo l'età del liuto e del violino, ma anche seguire ciascun dettaglio delle corde, della scatola dei piroli, del ponticello, della cassa, della tastiera, della rosetta così come questi elementi erano nella realtà.

Gli strumenti fanno parte della collezione del cardinale Del Monte e la musica, incipit di quattro madrigali di Jacques Arcadelt, era scritta probabilmente su uno spartito.