«Monza, i popolari di Maffè ora possono tornare con noi»

La capolista azzurra: «Lavoriamo insieme da 15 anni Il dialogo è con chi vuole meno tasse e servizi migliori»

Sabrina Cottone

«Mi sento in un frullatore. Tra il ballottaggio e il bimbo nato un mese fa, non so dove girarmi». Martina Sàssoli, 34 anni, un compagno e un figlio neonato, è capolista di Forza Italia a Monza. Come molti volti femminili emergenti, ha subito anche qualche insulto sessista. Ora con il risultato del ballottaggio tra Dario Allevi, centrodestra, e Roberto Scanagatti, sindaco uscente di centrosinistra, si gioca un pezzo del suo futuro.

Allevi e Scanagatti sono arrivati appaiati. Qual è il prossimo passaggio?

«Intanto è stato un risultato straordinario».

Straordinario?

«Perché tutti i famosi sondaggi e opinionisti davano una forza a Scanagatti come se dovesse vincere a prima turno. Invece, grazie al centrodestra unito, non è andata così. E poi dall'opposizione abbiamo centrato il sentiment della città».

E come si sente Monza?

«Abbandonata, degradata e insicura. Era un piccolo gioiello, una bombonierina con servizi eccellenti. Ora è maglia nera per la pressione fiscale e con servizi ridotti».

Da mamma a quali servizi pensa?

«Alla sicurezza, tema di tutti ma fortemente sentito dalle donne, la parte più aggredibile. A Monza non siamo abituati a vivere con la paura di essere molestati e derubati».

Non è un tema della prefettura più che del Comune?

«No, se i 120 uomini della polizia locale, invece che a dare multe, fossero impiegati a presidiare zone calde come la stazione di Monza. Parlo anche di sicurezza percepita».

Qual è il problema numero uno secondo voi?

«Facendo un test, è venuto fuori che il problema numero uno sono le buche nelle strade. Non rida, sembra banale».

Servono sindaci amministratori di condominio?

«La gente vuole tornare a vedere chi lavora sull'ordinario: le strade, l'illuminazione mancante, i lampioni. Questi sono i temi forti».

Lei si è laureata alla Bocconi con una tesi su comunicazione politica e successo elettorale. Che ne è venuto fuori?

«Ho trovato un macromodello che individua una correlazione tra successo elettorale e investimento in comunicazione politica. In pratica non è tanto quello che fai ma come lo comunichi, quel che ha fatto Renzi».

Non le sembra triste che la comunicazione valga più della realtà?

«Se fai ma non comunichi ciò che hai fatto, non riuscirai mai ad avere un consenso elettorale, perché ci sono gli effetti distrattivi di cui parla Chomsky. Allora si usavano i manifesti, oggi i social network».

Crisi e disoccupazione hanno colpito anche una città ricca come Monza.

«Abbiamo proposto una no tax area: nessuna tassa locale sulle nuove attività a Monza, che è la città delle imprese».

È vero che al ballottaggio i cittadini votano come vogliono, ma pensate ad apparentamenti?

«È prematuro perché stiamo dialogando con tutte le anime. Siamo aperti a chi vuol sottoscrivere il nostro programma. Mi sembrerebbe strano non trovarmi a fianco il centrista Maffè, con cui ho lavorato 15 anni gomito a gomito».

Favorevole a un centrodestra allargato ad Area popolare?

«Sarebbe per loro un tornare a casa. Noi non ci siamo mai mossi».