Morta Costanza Caraglio, astrologa e giornalista dedita alle stelle

Era la firma del mensile "Astra" ma soprattutto era una grande astrologa italiana

L’astrologia insegna che il tempo contiene un mistero più inespugnabile del futuro: l’impossibilità di fermare il tempo stesso e di farlo tornare indietro a una forma di tempo più inconoscibile del futuro, quei giorni che vanno dall'attimo in cui siamo stati concepiti fino al momento dei nostri primi ricordi, che potrebbe essere il nostro futuro stesso come fa intuire il genio di Stanley Kubrick in "2001 Odissea nello spazio".

Costanza Caraglio, giornalista e dedita alle stelle, firma del mensile "Astra", è morta sabato 21 gennaio 2017. Costanza aveva una mano matematica, perché la vera astrologia si fonda su calcoli alquanto complessi, e una mano letteraria, perché come ha ricordato il nipote Rodolfo al funerale "là dove mia nonna non poteva arrivare con la ragione e soprattutto con il suo incredibile senso del dovere, là cercava di arrivarci con la poesia".

Ieri era gremita la chiesa di Santa Francesca Romana in porta Venezia e Milano donava un sole primaverile come una margherita, che per Costanza, come per tutti gli astrologi, è il signore che governa la nascita. "La lettura dell’Apocalisse, tu vedrai cieli e prati nuovi, è dedicata all'amore per le stelle di Costanza, amore che ritroviamo nei Re Magi che arrivarono da Gesù seguendo una stella" ha notato il parroco don Marco durante la funzione.

Immaginando la volta celeste come una mano protettiva, le stelle su questa mano disegnano linee arcane, dove, per chi crede, stanno scritti i destini di tutti gli uomini della terra. Se è vero che Dio ha creato il macrocosmo in quanto specchio del nostro microcosmo, ed è questo uno dei principi su cui l’Umanesimo antico e oggi il Nuovo Umanesimo, caldeggiato anche da papa Francesco, si fonda, le stelle sono la scrittura dell’anima del cielo, in pratica sono spie formidabili, devote e stuzzicanti della decifrabile psicologia di una mente infinita che ci chiama in continuazione con amore e sapienza.

"Quando chiudo gli occhi vedo il volto dell’infinito" diceva Costanza Caraglio, una donna libera al punto da essere stata una delle prime donne "a chiedere il divorzio in Italia" ha ricordato ancora il nipote Rodolfo, raccontando i ricordi di guerra della nonna, quando, ad esempio, pianse perché nel 1945 rasarono il capo di una sua coetanea e lo cosparsero di pece perché era stata amica delle camicie nere.

Molti uomini e donne che hanno conosciuto Costanza hanno apprezzato il suo amore per gli animali, soprattutto per la sua micia bianca Bibì, che ora vaga cercando Costanza, per le piante, che fiorivano beate nel suo salotto, per la scrittura, per i libri, per le religioni, per tutto quanto profuma nella nostra mente di conoscenza, intesa nel senso più razionale, ma anche irrazionale, perché chi sfida la conoscenza sa che c’è un punto da attraversare oltre il quale il pensiero si «spaura» come scrisse Giacomo Leopardi, "e mia nonna ha sempre lottato contro la paura".

Nel salotto romano di un’altra grande signora delle stelle, Linda Wolf, c’era un dipinto di Renato Guttuso dedicato a Linda. La ritraeva di profilo, intenta a scrutare la volta punteggiata di corpi pulsanti, che oggi sappiamo essere il frutto di enormi reazioni chimiche. Ma un pianeta non è solo questo. E’ anche il segno, il campanellino, il sogno del Piccolo Principe: una casa piccola, dove crescono una rosa, da sempre simbolo divino dell’ultimo mistero, e un baobab, simbolo della pianta gigante che un corpo celeste potrebbe essere nel giardino del Paradiso Terrestre. Buon viaggio Costanza.