La moschea si allontana ma è «colpa» degli imam

Non è affatto una buona notizia, per i musulmani milanesi, lo scontro sull'ultimo Ramadan. Non è una buona notizia e danneggia in primo luogo i «nuovi milanesi» di fede islamica. Per spiegare questo ennesimo putiferio, scatenato dalla presenza all'Arena del discusso imam giordano Al Bustanji, il Caim (il coordinamento dei centri islamici rappresentato da Davide Piccardo) ha parlato di una sorta di pregiudizio che sarebbe agitato - o peggio orchestrato - per indurre i milanesi a un sentimento di ostilità nei loro confronti. Una «strumentalizzazione» insomma. Dietro il caso, per Piccardo, non ci sarebbe nient'altro che una strumentalizzazione, un'interpretazione volutamente distorta della figura di Bustanji e delle sue parole. Questa posizione di Piccardo - il quale tuttavia pubblicamente continua ad auspicare un superamento delle polemiche - ha contribuito a irrigidire ulteriormente le posizioni, tanto che la Comunità ebraica ha deciso di sospendere ogni rapporto con il Caim (che riunisce una dozzina di centri ed è riconosciuto dal Comune come interlocutore). Gli ebrei peraltro hanno ottenuto, su questa decisione, consensi non scontati come quello di un consigliere Pd come David Gentili, presidente di commissione a Palazzo Marino. Ora l'impressione è che tutta questa sgradevole vicenda possa allontanare, per l'ennesima volta, l'obiettivo che più sta a cuore ai musulmani milanesi, vale a dire la costruzione di nuovi e veri luoghi di culto. E non sarebbe la prima volta che «incidenti diplomatici» o eventi di cronaca complicano tutto. Ripercorrendo gli eventi degli ultimi 4-5 anni, anzi, può maturare in tanti la convinzione che sia stata proprio la scarsa credibilità di certi personaggi a rendere più arduo il percorso che dovrebbe portare alla moschea. A ben vedere, nessuno (o quasi) nega il diritto dei centri islamici milanesi di avere edifici di culto consoni e decorosi. Questo diritto, per esempio, è stato riconosciuto negli anni scorsi dalle stesse amministrazioni di centrodestra: dal presidente della Regione Roberto Maroni al sindaco Letizia Moratti. E lo stesso allora ministro - e oggi governatore - Roberto Maroni non ha mai posto un veto. Il Pdl, inoltre, ha preso anche formalmente posizione in tal senso in Consiglio, con voti e documenti favorevoli a una moschea (anzi a più moschee). C'era però una condizione, ed è più o meno la stessa cui è arrivata l'attuale giunta dopo una sbandata iniziale completamente astratta e illusoria (quella per la «grande moschea»). Ai centri islamici si chiedeva - e si chiede - trasparenza, sicurezza e affidabilità. E a giudicare dagli ultimi giorni, le si continuerà a chiedere.

Commenti

Giorgio5819

Sab, 17/08/2013 - 21:02

il mondo,fuori dall'Italia, è pieno di moschee, si trasferiscano tutti altrove.