Moschee, il nuovo altolà è di Maroni

«Il sindaco di Milano non può cambiare la legge. I luoghi di culto devono essere previsti nei piani urbanistici»

Ora c'è il timbro del governatore: sulle nuove moschee i Comuni sono sottoposti alla legge regionale, quindi i luoghi di culto devono essere inseriti nei Piani di governo del territorio e - nel caso in cui non lo siano già - serve una variante. L'ha spiegato ieri Roberto Maroni. E anche se sembra una questione tecnica non lo è affatto. L'interpretazione autentica della Regione infatti entra in rotta di collisione con i piani di Palazzo Marino, che sta varando dei bandi per concedere un diritto di superficie di 99 anni su alcune aree comunali per costruire le moschee. E dopo l'anticipazione di ieri del «Giornale», la linea del Pirellone oggi viene autorevolmente confermata dal presidente e ora fra Comune e Regione si profila un braccio di ferro che - nel caso in cui Palazzo Marino non si adeguasse - potrebbe anche tradursi in una vertenza amministrativa. Le parole di Maroni, che ieri risposto in diretta alle telefonate dei telespettatori nel corso della trasmissione «Orario Continuato» in onda su TeleLombardia, sono chiarissime tanto da non ammettere equivoci. «Le moschee? Naturalmente rispetto le decisioni dei sindaci, che, per me, sono il nostro caposaldo democratico - ha premesso - ma ci sono delle regole che neanche i sindaci possono modificare a loro piacimento, nemmeno i sindaci importanti come quello di Milano». «C'è - ha continuato Maroni - una legge della Regione Lombardia che dice che queste cose si possono fare se sono previste nel Piano di Governo del Territorio, che ogni Comune deve approvare: se è previsto, la moschea si può fare, se invece non è previsto, prima si modifica il Pgt e poi si può fare». A questo punto tutto si complica per l'assessore Pierfrancesco Majorino, visto che l'opposizione in Consiglio comunale ha escluso che le aree di cui si parla a Milano come potenziali moschee - per esempio via Esterle - abbiano già la destinazione urbanistica giusta. Diventa ora ineludibile un iter urbanistico specifico, quello della variante, che prevede passaggi formali molto ben definiti, per esempio con l'apertura e l'esame delle osservazioni da parte del Consiglio. Tutto si potrebbe tradurre in un nuovo rallentamento.

La Regione intanto non sta a guardare e prepara una riforma della stessa legge 12, quella che di cui si parla per i Pgt. Una riforma che prevede nuovi vincoli e norme ulteriormente restrittive. Anche questo lo ha chiarito al «Giornale» l'assessore al Territorio Viviana Beccalossi, esponente di Fratelli d'Italia. L'intervento di aggiornamento della ponderosa legge 12 è già in atto su altri fronti, basti pensare alla ludopatia, e l'assessore ha in mente di rivedere anche le norme sui luoghi di culto, per esempio prevedendo dei requisiti ulteriori legati alla sicurezza e il coinvolgimento del comitato provinciale per l'ordine pubblico e le stesse forze dell'ordine. Questo intervento di riforma è al centro di un lavoro di studio che la Beccalossi sta portando avanti con i suoi tecnici e anche con incontri, formali e informali. Già scritte nero su bianco, invece, le norme che la Lega vuol introdurre, anche queste in senso restrittivo. Il capogruppo Massimiliano Romeo ha presentato un progetto di legge che giovedì andrà in commissione per veder assegnato un relatore - anch'esso del Carroccio. La proposta introduce requisiti tecnici per le moschee - come la distanza da altri luoghi di culto e ampi parcheggi a servizio degli edifici - e stabilisce che l'apertura delle moschee sia sottoposta a referendum fra i cittadini del quartiere interessato. Sul voto, gli altri partiti del centrodestra sono scettici, ma sulla proposta in generale potrebbe trovarsi un accordo di maggioranza.