Moschee, è scontro Ramadan all'Arena con 10mila islamici

Tutti (o quasi) all'Arena il 19 agosto a celebrare la festa di Id el Fitr, che chiude il mese sacro di digiuno e preghiera di ramadan. La proposta partita dal Coordinamento delle associazioni islamiche milanesi è stata accettata dal Comune. Il vicesindaco Maria Grazia Guida lo ha comunicato ufficialmente al Caim formato da una dozzina di centri e associazioni, fra le quali l'Istituto culturale islamico di viale Jenner. I dirigenti islamici prevedono la partecipazione di migliaia di persone, almeno 10mila.
Grande soddisfazione, ovviamente, nel mondo musulmano milanese. «È un gesto di buona volontà e di apertura. Si tratta di uno spazio adeguato - spiega il coordinatore del Caim, Davide Piccardo - e dobbiamo ricordare che non è neanche la prima volta che viene utilizzato, essendoci già il precedente sotto l'Amministrazione Albertini». È la prima volta che un così gran numero di associazioni si riunisce, anche se - a dire il vero - una partecipazione di fedeli così larga si era già registrata negli anni scorsi alle celebrazioni della Casa della cultura di via Padova, che anche quest'anno riunirà i suoi alla tensostruttura del Palalido, oltre che nel campo sportivo di via Cambini, vicino alla sede storica del centro.
Ma l'imminente occasione del Ramadan torna ad accendere polemiche e scontri anche politici. In particolare sull'iniziativa del vicesindaco, che ha varato, d'intesa con il Caim e le altre realtà del mondo musulmano, un albo a cui possono iscriversi le associazioni culturali per poter avviare con il Comune un percorso che consenta di legalizzare e mettere a norma i luoghi di culto esistenti, o di crearne di nuovi. Uno strumento aperto a tutti, ma pensato per i musulmani. Uno strumento che non piace al Pdl: «È un sistema per scavalcare il concordato nazionale - commenta per esempio il capogruppo Carlo Masseroli - e di non rispettare ciò che si sta facendo a livello di Governo». Masseroli ha chiesto la convocazione di un'audizione in commissione con il vicesindaco, promotrice dell'iniziativa. Ulteriore motivo di polemiche, inoltre, sono le parole di un ex presidente della Casa della cultura, Abdel Quddus Venturini, un italiano da anni di fede musulmana, che è tornato a parlare di «una moschea in ogni quartiere». «Assolutamente no, siamo impazziti?», ha risposto il governatore Roberto Formigoni, a chi gli ha chiesto un parere in proposito. «Tutti hanno diritto ad un luogo di culto dove professare la propria religione - ha detto l'assessore Romano La Russa - ma le richieste avanzate dai rappresentanti della comunità islamica vanno ben oltre: dall'insegnamento dell'arabo nelle scuole pubbliche alla pausa lavorativa di venerdì». «Sarebbe auspicabile - ha concluso - che in un barlume di saggezza Pisapia e compagni non cedessero a tutte le richieste di una minoranza ma provassero a salvaguardare ogni tanto, anche le legittime esigenze dei cittadini milanesi». Lo stesso direttore della moschea, Mahmoud Asfa, ha ridimensionato tutto: «Venturini non parlava a nome della casa, e il problema non è una moschea per quartiere, ma sistemare le sedi esistenti e aprirne altre se c'è bisogno».