La mossa spiazza tutti e per le nuove nomine spunta «un Bertolaso»

Solo un beau geste istituzionale. «Le dimissioni? Deciderò dopo l’incontro con Mario Monti» le parole ieri del sindaco. Ma Giuliano Pisapia non ha nessuna intenzione di tornare sui suoi passi, e non dovrà attendere settimane per chiudere definitivamente la sua breve storia da commissario generale di Expo. Sindaco e premier si vedranno in due occasioni a Milano già dopodomani, alla cena organizzata a Palazzo Clerici dalla Fondazione Italia-Cina, e sabato al Vodafone Village che sta nascendo tra Milano e Corsico. L’ha definita una decisione «sofferta». E se al governatore Roberto Formigoni ha riservato il colpo di scena lunedì, all’assemblea di Assolombarda, aveva anticipato il passo indietro al presidente della società Expo Giuseppe Sala, si era fatto consigliare. E ieri in conferenza stampa ha marcato ancora le mancanze del governo, dal commissario del Padiglione Italia che «è stato nominato ma non ha sede e non ha soldi» alla mancata deroga al Patto di stabilità, ribadita due giorni fa da Monti. Il gesto di Pisapia spiazza Formigoni, ma pure la Lega che stava usando l’incarico di commissario straordinario del governatore come strumento di «pressione». «Formigoni si dovrebbe dimettere, lasci Expo a chi se ne può occupare a tempo pieno» era stato l’esordio da neo-segretario regionale del Carroccio di Matteo Salvini dieci giorni fa. E anche ieri dopo il passo indietro di Pisapia è tornato alla carica. Ma la Lega studia già una mozione da presentare in consiglio comunale distinta da quella depositata ieri da Pd-Sel-Idv (che chiede senza giri di parole le dimissioni), dopo l’incontro nei prossimi giorni tra Formigoni e Salvini la pratica dovrebbe essere archiviata. Il pressing partito giorni fa? Il Carroccio non vuole perdere palla su incarichi e appalti, in Expo ma anche su altre società in via di riassetto. Voleva rivendicare il suo spazio e contenere le nomine targate Cl. L’ultima quella di Luigi Roth commissario del Governo per il Padiglione Expo. Il colpo di scena di Pisapia indebolisce il fronte leghista (che aveva creato un buon asse anti-Cl con l’assessore Stefano Boeri, prima che il sindaco gli togliesse mesi fa le deleghe Expo). Il governatore potrebbe anticipare qualsiasi mozione in aula.
Formigoni è a un bivio. Le dichiarazioni di ieri dicono che Milano ha perso non uno ma due commissari. «Senza Pisapia mi riservo di fare le mie valutazioni». Un incontro freddo ieri a Parigi alla riunione con il Bie. Il sindaco è volato a Parigi già lunedì sera, il governatore è partito ieri mattina con il volo delle 6.55 ed è arrivato all’assemblea una ventina di minuti prima dell’inizio. Pisapia è ripartito subito e il governatore si è trattenuto ancora un’ora e mezzo per le pubbliche relazioni con i delegati internazionali. Si sono ritrovati alle 16 alla sede della società Expo in via Rovello, clima disteso davanti ai giornalisti. Ma Formigoni è furioso. Da politico di lungo corso sa il rischio che corre mettendo la faccia su un evento già a forte rischio, con una sinistra (per metà anti-Expo) che governa in Comune ed è pronta a impallinare ad ogni mossa il commissario del centrodestra e del governo. Pisapia fa il l furbo, il sindaco che ospiterà Expo dovrebbe assumersi oneri e onori. Ma ha già tracciato l’identikit del successore, persona «con capacità manageriali», profilo istituzionale, tempo. Qualcuno l’ha tradotto con «un Bertolaso». Non sarà l’ex capo della Protezione civile probabilmente, ma c’è già una lista di candidati a costo zero.