Mostre: Gibellina simbolo della rinascita mai avvenuta

Fino al 22 ottobre, con il sostegno del Comune di Milano, lo Studio Museo Francesco Messina espone il progetto vincitore del Premio Miglior Portfolio di Ragusa Foto Festival 2017 ,“Gibellina 1968 – otto minuti dopo le tre” di Giuseppe Iannello, giovane fotografo siciliano

Le lunghe storie dei terremoti che hanno colpito le popolazioni di tante regioni mostrano i rischi di dispersione e di abbandono a cui vanno incontro le comunità coinvolte dai sisma.
"Gibellina 1968 - otto minuti dopo le tre”, il lavoro di Giuseppe Iannello, giovane autore siciliano, appena laureato in Documentary Photography all’University of South Wales, in mostra fino al 22 ottobre allo Studio Museo Francesco Messina, testimonia l’importanza della memoria per mantenere vivo il ricordo di un paesino scomparso molto tempo prima che lui nascesse e per trasmetterla alle generazioni future. La mostra è stata realizzata con il sostegno dell’assessorato alla Cultura del Comune di Milano.

Il giovane autore intreccia memoria e riflessione, facendo rivivere il piccolo borgo colpito dal violentissimo terremoto che, tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 rase al suolo tanti paesi della valle del Belice, nella Sicilia Occidentale, provocando la morte di 231 persone e circa 1000 feriti. Per molti mesi gli abitanti furono costretti a vivere in tendopoli e, per diversi anni, nelle baraccopoli. Ma mentre la vecchia Gibellina subì una rapida morte per mano del terremoto, la nuova Gibellina subì una morte lenta per mano dei pianificatori. A Gibellina, infatti, ancora oggi, il terremoto è un giramento di testa. Urbanisti di fama mondiale hanno costruito una città fantasma, anche se piena di opere d'arte en plein air. Uno spazio pieno di totem e vuoto di persone che a distanza di quasi cinquant’anni, è ancora alla ricerca della propria identità perduta.

Giuseppe Iannello, attraverso le sue immagini, fa una riflessione nostalgica su cosa è rimasto di un luogo ricostruito a poco meno di 20 chilometri di distanza dal vecchio paesino, con il contributo di alcuni dei migliori scultori italiani: “Sono stato sempre attratto dall’enorme opera d’arte di Burri. Faticavo a capirne il profondo significato e ogni volta che camminavo tra le crepe del Grande Cretto, immaginavo la città vecchia, la sua gente, la sua storia; e realizzavo che quando l’ultima persona che ha vissuto il terremoto non ci sarà più, la storia del vecchio paese scomparirà per sempre”.
Così, mettendo insieme immagini d’archivio e della Gibellina nuova, l’autore apre un dialogo con il passato per far rivivere il luogo, le atmosfere e restituire i volti degli abitanti del vecchio borgo, prima del violento terremoto, e fissarli nella memoria storica. Narra visivamente il ricordo di luoghi che ormai si possono solo idealizzare: cancellati dal tempo, sotto una delle più grandi opere di land art di Alberto Burri, Il grande Cretto, e quelle di altri artisti, che seppellirono per sempre le macerie del paesino distrutto.

"Gibellina 1968. Otto minuti dopo le tre" dedicato alla memoria territoriale del Comune trapanese, ha vinto il Premio Miglior Portfolio di Ragusa Foto Festival 2017, manifestazione internazionale siciliana dedicata alla fotografia contemporanea, e sarà in mostra durante la prossima edizione. Oltre che per la qualità del progetto, la giuria di critici, composta da Enrico Bossan docente e fotografo, Paola Binante docente e fotografa, la curatrice indipendente Benedetta Donato, il fotografo Paolo Verzone, insieme con Stefania Paxhia, giornalista e fondatrice del festival, e il comitato scientifico, i fotografi Marcelo Cabrera, Fabio Florio e Roselena Ramistella, ha premiato il lavoro del giovane autore siciliano per la sua attenzione alla memoria storica dei territori.

Oggi, nel nuovo paese, i nuovi ampi spazi pubblici ostacolano le relazioni della comunità: hanno di fatto cancellato l’abitudine degli abitanti di sedersi sui gradini della porta di casa. Gli anziani dicono di sentirsi come ospiti nel loro paese, mentre i giovani si sentono orfani di un modo di vivere che non hanno mai sperimentato. “Gibellina 1968. Otto minuti dopo le tre” è un monito a considerare le soluzioni possibili considerando che la ricostruzione non è solo una scelta urbanistica e architettonica ma riguarda la memoria dei luoghi distrutti, la possibilità di mantenere la rete di relazioni e legami di chi li vive, la capacità di rigenerarne e re-inventarne l’identità.

"Gibellina 1968. Otto minuti dopo le tre" di Giuseppe Iannello, con testo critico a cura di Colin Pantall
Orario mostre da martedì a domenica, ore 10 -18
Via San Sisto 4/A, Milano
Ingresso libero
Informazioni al pubblico
Tel. 02 86453005
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