Multe ai politici, la beffa degli sconti

I verbali sono stati riscritti e la stangata da 6 milioni è scesa a 2. Cappato: «Ombre di danno erariale»

«Pagherò tutte le multe dovute». Il sindaco giura dal 2011 che non avrebbe usufruito di sanatorie e lo ha ribadito ieri. Durante la campagna elettorale tre anni fa i vigili firmarono quasi 5mila verbali per i manifesti abusivi, appesi prima del tempo o fuori dagli spazi destinati ai politici per la propaganda. Un bottino (per le casse a secco di Palazzo Marino) da quasi 6 milioni di euro. Intestati a Giuliano Pisapia c'erano 159 verbali, per un ammontare di circa 417mila euro. Tra i recordman poi eletti: Manfredi Palmeri (584.628mila euro) Marco Osnato di Fdi (169.744), l'assessore Majorino (88.168 euro). I partiti più tartassati: Rifondazione Comunista con 776mila euro di multe a carico e la Lega con 745mila. Ma una mini-sanatoria è arrivata «in casa», per via amministrativa. E ne godranno un po' tutti in spirito bipartisan. Le cifre attribuibili ai singoli si conosceranno tra qualche giorno, ma la situazione generale si è nettamente alleggerita dopo che la polizia municipale ad aprile ha ritirato le ingiunzioni già inviate e le ha riscritte da capo, introducendo dei nuovi criteri. La sintesi è nei numeri comunicati due sere fa dal Comune per informare che 4.022 verbali sono già stati rispediti, per un ammontare di 2 milioni di euro. Altre 466 ingiunzioni sono state archiviate mentre 383 sono ancor in esame, ma le possibilità di incasso saliranno al massimo a 2,2 milioni. Un terzo di meno rispetto al 2011? «Valuteremo se ci sono gli estremi per un danno erariale sui 4 milioni “persi per strada” - avverte il radicale Marco Cappato, che denuncia da mesi ombre sul caso dei manifesti selvaggi -. I vigili, già cosa strana, avevano ritirato le ingiunzioni per correggere dei vizi di forma. Ma le hanno riscritte da capo cambiando i criteri e gli importi. Aspetto gli atti, ho l'impressione che tra i principali beneficiari ci saranno gli ex candidati sindaci».

Il primo aiutino, già svelato dal Cappato, risale all'8 aprile. Quel giorno la polizia municipale ha ritirato appunto tutte le ingiunzioni già inviate, erano a carico dell'ex candidato Edoardo Croci, del consigliere in carica Palmeri e del sindaco. E, coincidenza strana, due giorni dopo scadevano per Pisapia i termini per pagare o fare ricorso, ma la legge prevede che un amministratore in carica non possa avere contenziosi aperti contro lo stesso ente, per contestare avrebbe dovuto dimettersi. I presunti vizi di forma erano motivati non già da una sentenza del giudice di pace, ma solo dalla memoria difensiva presentata nel ricorso di Croci.

Quasi cinque mesi dopo, il capo dei vigili Tullio Mastrangelo ha emesso mercoledì le nuove ingiunzioni, ma prendendo già atto dei rischi di presunti annullamento. Intanto, viene scelta la sanzione al minimo di 206 euro (prima era superiore) e moltiplicata per tre «ove siano stati affissi una pluralità di manifesti». Il «cumulo giuridico». Non importa più se sulla stessa parete siano stati contestati due o dieci poster abusivi, la cifra massima è fissa a 618 euro. Quanto alla «responsabilità in solido di soggetti estranei alla posa materiale dei manifesti - si precisa - è stato applicata la legge che stabilisce che questa sia sanzionabile, a condizione che l'attività sia comprovatamente riconducibile all'iniziativa del beneficiario». Fuori dai tecnicismi, prendiamo il caso del sindaco: Pisapia aveva contestato almeno 143 sanzioni su 159, sostenendo che non si riferivano alla campagna elettorale dell'associazione «PisapiaxMilano», di cui era committente, ma a quella delle liste che sostenevano il candidato. Rifondazione - per dire - aveva due modelli di poster, con o senza la dicitura «per Pisapia». Se i vigili (è l'impressione) gli hanno dato ragione, pagherà solo una quindicina di sanzioni su 159, poco più di tremila euro invece di mezzo milione.